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Marco Baranello
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| Le Parafilie:
valutazione diagnostica |
| "perversioni
sessuali": diagnosi dei disturbi del comportamento sessuale |
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L’influenza
del contesto socio-culturale è piuttosto evidente quando si
trattano “patologie” come le parafilie. «Parafilia» è
l’attuale termine scientifico per definire l’insieme di
quelle condotte sessuali più note con i nomi di
“perversioni” o “deviazioni sessuali”.
Se adottassimo uno di questi ultimi nomenclatori ci
troveremmo immediatamente immersi in un contesto
“giudicante” che è esattamente l’opposto di ciò che
avviene nel setting psicologico clinico.
Affrontare un discorso generale sulle parafilie senza
suscitare anche un pur minimo imbarazzo o prese di posizione
nette sull’argomento, è compito senza dubbio arduo se non
impossibile. Questo perché, nonostante le numerose
“rivoluzioni” sessuali, la sessualità rimane uno dei più
importanti “modellatori” della personalità,
dell’identità e della vita sociale di ogni individuo.
Se al tempo di Sigmund Freud, in un contesto sociale in cui
la sessualità non risultava essere argomento di
discussione, poteva avere un senso parlare di perversioni
definendole come «quelle attività sessuali finalizzate su
regioni del corpo non genitali», oggi, in seguito a quei
cambiamenti sociali messi in moto proprio dal movimento
psicoanalitico, in seguito alla nascita della sessuologia
clinica e quindi alle ricerche sulla sessualità, una simile
“diagnosi” rischierebbe di valutare come
“patologiche” le condotte sessuali della quasi totalità
della popolazione mondiale.
Tutti gli individui cosiddetti normali hanno delle fantasie
e mettono in atto delle pratiche sessuali che potrebbero
apparentemente sembrare “perverse” ovvero ognuno di noi
conserva un nucleo che possiamo anche definire
“perverso” che si integra in un processo di personalità
e di comportamento che risulta comunque normale.
La linea tra normalità e patologia nella sessualità è
sempre legata ad aspetti quali la non esclusività, la non
compulsione del comportamento e, ricordiamo, soprattutto al
consenso reale dei partner sessuali.
Parliamo infatti di “normalità” delle condotte sessuali
quando tale comportamento si svolge innanzitutto tra
soggetti realmente consenzienti e non reca disagio,
sofferenza o problemi legali (nella cultura di riferimento)
a nessuno dei partecipanti all’attività e non rappresenta
una condotta esclusiva svolta come una compulsione e non
interferisce con lo svolgimento delle attività lavorativa
e/o sociale.
Allo stesso modo definiamo il comportamento sessuale
“patologico” quando causa anche ad uno soltanto dei
partecipanti all’attività, disagio, sofferenza,
interferenze con le attività lavorative e/o sociali, quando
si compie come una compulsione, quando reca danni, quando
causa problemi legali.
Offerte
queste definizioni generali circa la “normalità” e la
“patologia” del comportamento sessuale proponiamo ora la
nosografia attuale delle parafilie, con riferimento al
manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali (DSM-IV,
1994).
Va tenuto presente che tali definizioni risentono
dell’influenza della nostra cultura e pertanto, possiamo
immaginare, potrebbero subire variazioni nel corso del tempo
o non applicarsi a culture completamente diverse. Ciò non
toglie che attualmente tali condotte siano considerate
“patologiche” in quanto ogni forma di disagio si
inscrive sempre all’interno di uno specifico contesto
sociale.
Quando ad esempio il “pedofilo” cerca di giustificare la
propria condotta parafiliaca portando come esempio altre
culture o società antiche, “dimentica” che egli vive in
un contesto diverso da quelli che porta come prova che la
sua condotta sia da definire “normale”. La negazione di
vivere all’interno di un contesto socio-culturale che non
sia in grado di giustificare un certo tipo di comportamento
tanto da definirlo “patologico” è probabilmente un
processo difensivo che va utilizzato nella valutazione
diagnostica di tali pazienti.
Le
parafilie classificate dal DSM-IV (1994) sono le seguenti:
Esibizionismo.
Esposizione dei propri genitali ad un estraneo che non se
l’aspetta.
Feticismo.
Uso di
oggetti inanimati che non siano limitati a strumenti, come
il vibratore, progettati per la stimolazione tattile dei
genitali.
Frotteurismo.
Toccare
e strofinarsi contro una persona non consenziente.
Pedofilia.
Attività
sessuale con uno o più bambini prepuberi (generalmente di
13 anni o più piccoli). Il soggetto “pedofilo” deve
avere almeno 16 anni ed essere di almeno 5 anni maggiore
del bambino o dei bambini con cui ha attività sessuali.
Non viene incluso il soggetto tardo-adolescente coinvolto
in una relazione sessuale perdurante con un soggetto di
12-13 anni.
Masochismo
Sessuale.
Atto (reale, non simulato) di essere umiliati, picchiati,
legati o fatti soffrire in qualche altro modo.
Sadismo
Sessuale. Azioni
(reali, non simulate)
in cui la sofferenza psicologica o fisica (inclusa
l’umiliazione) della vittima è sessualmente eccitante
per il soggetto.
Feticismo
da Travestitismo. Il
travestimento di un maschio eterosessuale.
Voyeurismo.
Atto di osservare un soggetto che non se lo aspetta mentre
è nudo, si spoglia, o è impegnato in attività sessuali.
Parafilia
Non Altrimenti Specificata (NAS).
Questa categoria diagnostica viene inclusa per codificare
quelle parafilie che non soddisfano i criteri per nessuna
delle precedenti. Gli esempi includono, ma non si limitano
a:
-
Scatologia
telefonica.
Telefonate oscene
-
Necrofilia.
Attrazione sessuale per i cadaveri
-
Parzialismo.
Attenzione
esclusiva per una parte del corpo.
-
Zoofilia.
Attrazione
sessuale per gli animali.
-
Coprofilia.
Uso delle feci per l’eccitazione sessuale.
-
Urofilia.
Uso delle urine per l’eccitazione sessuale.
-
Clismafilia.
Uso dei Clisteri per l’eccitazione sessuale.
Va ricordato che
ogni parafilia deve durare per almeno sei mesi ed essere
presenti fantasie, impulsi sessuali, o comportamenti
ricorrenti, e intensamente eccitanti sessualmente che
comportino le azioni di cui sopra.
Ogni “condotta sessuale” per essere definita parafiliaca
ha necessità di causare disagio clinicamente significativo
o compromissione dell’area sociale, lavorativa o di altre
aree importanti del funzionamento.
Il
Trattamento.
Il trattamento delle parafilie è piuttosto complesso,
soprattutto quando il paziente ha già messo in atto
processi difensivi in grado di far negare che il
comportamento sia patologico. Occorre sempre un’attenta
valutazione diagnostico-differenziale soprattutto per
escludere altre forme psicopatologiche come ritardo mentale,
disturbi gravi di personalità (in particolare il disturbo
borderline) e altre patologie. Una volta valutato il
funzionamento globale del paziente sarà possibile orientare
verso la forma di intervento, quasi sempre piuttosto lunga e
tortuosa, adatta per ogni specifico caso.
Dott.
Marco Baranello
Baranello, M. (2003)
Le Parafilie: valutazione diagnostica.
SRM Psicologia Rivista (www.psyreview.org).
Roma, 20 luglio 2003.
Riferimenti
Bibliografici
American Psychiatric Association
(1994) Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi
Mentali, IVa ed. (DSM-IV). Masson, Milano
1996.
Gabbard, G.O. (1994)
Psichiatria Psicodinamica. Nuova edizione basata sul
DSM-IV. Raffaello Cortina Editore, Milano 1995
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