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Marco Baranello
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| Principi base
della Psicologia Emotocognitiva |
| i concetti di bisogno, desiderio,
sistema, oggetto e psicologia nel modello
emotocognitivo |
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Premessa
Quando parliamo di psicologia emotocognitiva ci riferiamo ad
un modello teorico e di intervento psicologico di matrice
psicodinamica che possiamo definire relativista, sistemico e
costruttivista (ndc, in psicologia emotocognitiva il
concetto di determinismo non viene contrapposto a quello di
costruttivismo).
Il modello è Relativista perché l'oggetto di studio sono
sistemi ogni volta diversi in relazione all'ottica
utilizzata, ovvero alla posizione dalla quale si guarda.
Sistemico poiché studia i "processi di organizzazione
di un sistema di riferimento" e riconosce che per
comprendere completamente il funzionamento di un sistema
esso non può essere scisso dalla rete complessa di sistemi
di cui esso è un costituente e dalla rete di sistemi dai
quali è costituito (definiremo successivamente il termine
sistema) e costruttivista perché si ritiene che un oggetto
(spiegheremo più avanti cos'è un oggetto in psicologia
emotocognitiva) esiste quando può essere rappresentato. Il
modello ha mosso i suoi primi passi recentemente, circa nel
1996, possiamo quindi ritenerlo molto giovane, un bambino di
soli 8 anni, in piena fase di latenza direbbe Freud. Per
questo motivo, a parte le battute, è in crescita ed in
continua revisione. Potrebbe quindi accadere, come ogni
scienza dovrebbe fare, che, in virtù di nuove scoperte e
ricerche, relativamente a chi sta scrivendo ora, ciò che
viene detto potrebbe subire variazioni, trasformazioni,
validazioni o ripensamenti. Ciò che quindi qui verrà
proposto è quanto in questo momento l'autore ritiene
valido, ma che potrebbe non esserlo per altri psicologi o
per l'autore stesso in altri e successivi momenti.
Questo articolo nasce dall'esigenza di introdurre altri
concetti oltre quelli di bisogno e desiderio già definiti
in articoli precedenti; nello specifico si accennerà ai
concetti di sistema e si proporrà la definizione di
"psicologia".
La
Definizione di "Sistema" in Psicologia
Emotocogntiva
Dato un sistema, per noi, è definibile come l'insieme
inscindibile di strutture e processi che integrati
attraverso altri processi acquisiscono una specifica
funzione. La psicologia emotocognitiva dal punto di
vista filosofico abbraccia una concezione olistica per cui
esisterebbe un unico sistema che è il "tutto".
L'intervento della psicologia emotocognitiva invece è
estremamente discreto e si focalizza su un sistema che verrà
preso come riferimento, pur mantenendo il principio olistico
come base per lo studio degli interventi. Per ogni sistema
di riferimento possiamo quindi individuare processi ad ogni
livello di integrazione dei propri costituenti. Un
costituente di un sistema è quindi di per sé un
sotto-sistema rispetto a quello di riferimento. Quando un
costituente di un sistema complesso viene preso come
riferimento quello diventerà il nostro "sistema di
riferimento"
costituto da altri sotto-sistemi e da sovra-sistemi rispetto
a quelli che vengono definiti i confini del sistema, confini
che non sono statici ma dinamici, variabili (li definiremo
in seguito).
Un sistema (od organismo) può essere un singolo individuo,
una coppia, una famiglia, un'azienda, un'istituzione, una
popolazione, una comunità, un'organizzazione, ecc.
Prendiamo per il momento come riferimento un singolo
organismo umano, un individuo: lo studieremo alla luce di un
approccio bio-psico-sociale. Ne riconosceremo i costituenti
(processi fisiologici, tessuti, organi, ecc.) ed i sistemi
più complessi di cui invece è l'individuo stesso un
costituente. Riconosceremo quindi per quel sistema di
riferimento (il singolo individuo) un processo superiore in
grado di integrare i processi che abbiamo definito essere
propri costituenti. Un costituente è tale in quanto esiste
un sistema di riferimento ed un sistema può esistere solo
in virtù dell'esistenza di processi costituenti. Non solo.
Un sistema lo abbiamo definito in virtù di una funzione.
Quindi è inscindibile anche la funzione dalla
"struttura" come non può essere confusa la
"struttura" con la funzione da essa svolta. In
articoli successivi definiremo più in dettaglio il termine
sistema, funzione, struttura e processo.
Definizione
di Psicologia per la Psicologia Emotocognitiva
La psicologia è la "scienza che studia i processi
di organizzazione di un sistema" ovvero è "la
scienza che studia il modo ed il come un sistema di
riferimento si organizza per il proprio sviluppo e
mantenimento". Quando parliamo di sviluppo ci riferiamo
al processo evolutivo di un sistema dal concepimento fino al
termine della propria esistenza. Parliamo di mantenimento
come un processo dinamico che tende a mantenere coerenza,
stabilità ed equilibrio di un sistema, quindi come quel
processo che reagisce a specifiche variazioni tentando di
ripristinare un equilibrio venuto meno. Questo processo
viene definito in psicologia emotocognitiva
"armonizzazione".
Il tentativo, ma questo lo vedremo in dettaglio in articoli
successivi, di ogni sistema è quello di essere armonico, e
lo fa tentando di ripristinare le condizioni precedenti la
variazione dell'equilibrio, quando ciò non è possibile il
sistema tenderà a trovare una nuova soluzione adeguata e
congruente con i propri obiettivi e principi
"costituzionali". Quando non riesce in
questi ulteriori tentativi il sistema potrà
ri-qualificarsi, ovvero trasformarsi, cambiare
"costituzionalmente" oppure cessare le proprie
funzioni e attività.
Dal punto di vista dell'intervento lo psicologo ad indirizzo
emotocognitivo è il professionista che "interviene su
i processi di organizzazione di un sistema di riferimento al
fine garantire, per quanto possibile e rispetto ad obiettivi
e risorse, il suo sviluppo e mantenimento" ovvero
"interviene nei processi di armonizzazione di un
sistema". L'intervento psicologico può essere
richiesto da più sistemi per poter favorire l'integrazione
di essi in sistemi funzionali più complessi o con
l'obiettivo di rendere la cessazione eventuale di funzioni e
attività meno dolorosa per il sistema in fase terminale o
per il sistema più complesso di cui il primo ne era
un sotto-sistema che dovrà ri-organizzarsi per poter
continuare nel proprio processo di sviluppo e mantenimento.
Torniamo alla definizione di psicologia. La psicologia,
etimologicamente "scienza dell'anima", può essere
ancora considerata così solo se si rinuncia alla
connotazione metafisica e spirituale del termine
"Psiche" in virtù di una ridefinizione
scientifica ed attuale del concetto.
Quindi, se la psicologia è la scienza che studia la psiche,
cos'è, come possiamo definire il concetto di
"Psiche"?.
Abbiamo già detto che etimologicamente significa
"anima". Ora ragioniamo su un fatto. Nel corso
della nostra evoluzione culturale abbiamo coniato alcuni
termini come "anima", "spirito",
"energia", "forza vitale" e così via
per indicare o meglio rappresentare verbalmente un solo ed
unico "oggetto": la vita.
Questi termini sono quindi il tentativo di spiegare un
fenomeno che ancora oggi non si conosce realmente. Che cos'è
che tiene in piedi un organismo, prendiamo sempre come
riferimento l'essere umano, cos'è che differenzia un essere
umano vivo da un cadavere? La psicologia, lo diciamo subito,
non tenterà mai di spiegare "il perché ultimo",
quello è compito di filosofia e religione, la psicologia è
più modesta e si limita a spiegare, identificare, studiare
ed intervenire sul "come". Dato un obiettivo di un
sistema lo psicologo interviene sul "come"
raggiungerlo.
Quello che tiene in vita un organismo è per lo psicologo
emotocognitivo proprio la "Psiche" ovvero il
processo stesso di integrazione di un sistema. Un organismo
ha delle funzioni di base ed ogni sotto-sistema ne ha altre
che sono integrate tra loro e coordinate da un processo
superiore che è la psiche. Nel momento in cui è possibile
identificare la "psiche" di un sistema allora
significa che quel sistema esiste ed ha attività e funzioni
specifiche.
Prendere come esempio un singolo organismo umano, in questa
sede, risulta complesso in quando dovremmo necessariamente
parlare di processi fisiologici e di biologia. Diremo
semplicemente che la psiche di questo sistema di riferimento
è il processo superiore che si è costituito nel processo
stesso di sviluppo del sistema e che ne garantisce la
sopravvivenza in termini di regolazione psico-fisiologica.
E' da sottolineare, in una battuta, che per la psicologia
emotocognitiva il termine "psicologia" fa rima con
"fisiologia", non con "filosofia".
Immaginiamo, per comprendere cos'è la "psiche"
nell'accezione moderna proposta dalla psicologia
emotocognitiva, una coppia amorosa.
Cos'è una coppia amorosa? Quando due persone possono
definirsi una coppia?
Immaginiamo di guardare una fotografia: un uomo ed una donna
vicini alla fermata di un autobus. Possiamo definirli con
sicurezza una coppia amorosa?
Pensiamo a due persone che si baciano e si tengono per mano.
Ancora, possiamo essere certi che si tratti di una coppia
amorosa? Forse possiamo aumentare le probabilità che lo
siano ma non possiamo esserne certi. Potrebbe trattarsi di
un gioco, di una fiction, o di altro. Proviamo con un
esempio specifico: quando due persone con età molto
differenti camminano insieme, tendenzialmente (senza
inoltrarci in spiegazioni su schemi e percezione), la prima
cosa che possiamo pensare (sempre che ci interessi) è che
siano una coppia ad esempio "genitore-figlio"
anziché una "coppia amorosa" intesa nel senso di
cui sopra. Però potrebbero essere effettivamente una
coppia. L'unico modo per saperlo, anche per le persone che
costituiscono una coppia, è autodefinirsi coppia e
comportarsi, svilupparsi e mantenersi alla luce di questa
consapevolezza di questo legame, è un processo continuo e
dinamico. Questo processo che tiene insieme una coppia e la
definisce come un sistema è proprio la "psiche della
coppia". La coppia non è la semplice somma di due
individui ma, seguendo la metafora aritmetica, ne è il
prodotto.
Infatti in una coppia: "individuo A" x
"individuo B" = "Coppia AB", quindi
qualora un dei due individuo non ci fosse "individuo
A" x "zero" = "zero". Una coppia AB
non può essere costituita per definizione da un singolo
individuo o da individui diversi da A e B.
Per la psicologia emotocognitiva un sistema, dal punto di
vista bio-psico-sociale è la risultante del seguente
prodotto: "bio" x "psico" x
"sociale" = "sistema". In termini
numerici un sistema (1) è dato dal prodotto di 1x1x1 = 1.
In cui anche escludere un solo fattore (valore zero)
significa non essere in presenza di un sistema (ad esempio
una persona).
I Concetti di Bisogno e Desiderio
La psicologia emotocognitiva è nata come
"psicologia dei bisogni e desideri" in quanto
l'accento era posto sulla differenziazione concettuale dei
due termini. Questi principi sono ancora oggi base
fondamentale per la comprensione sia del modello teorico che
del funzionamento di un sistema dal punto di vista della
psicologia emotocognitiva.
Per comprendere la differenza tra bisogno e desiderio, che
è più di una sfumatura linguistica, è necessario
sospendere momentaneamente il proprio giudizio, rinunciare
all'uso comune che si fa dei due termini.
Definiamo il concetto di bisogno come una necessità
dell'organismo la cui soddisfazione permette ad uno
specifico sistema di vivere. Il bisogno, in psicologia
emotocognitiva, è la necessità di un sistema di risolvere
specifici stati di tensione prodotti da una variazione di
alcune condizioni dell'organismo di riferimento; condizioni
che possono essere interne od esterne in riferimento ai
confini del sistema stesso.
Come abbiamo già avuto modo di spiegare in questi anni, il
bisogno non è oggettuale ovvero il bisogno di un sistema
non è il "bisogno" di un oggetto, ma quella
necessità di risolvere uno stato di disequilibrio. Per fare
questo ovviamente il sistema ricerca oggetti, ma la ricerca
di un oggetto in grado di soddisfare un bisogno è definito
"desiderio".
Il desiderio è ciò che lega il bisogno all'oggetto
specifico in grado di soddisfarlo. In psicologia
emotocognitiva definiamo due coppie di aggettivi associate
al termine desiderio. Parliamo di desideri "primari o
secondari" e "funzionali o disfunzionali". Un
desiderio è primario quando esso lega direttamente un
bisogno ad un oggetto ed è, invece, secondario, quando tale
legame è indiretto. Un desiderio è funzionale quando esso
permette la soddisfazione (diretta od indiretta) di un
bisogno, mentre è non-funzionale o disfunzionale, quando
esso non permette una adeguata soddisfazione del bisogno a
cui è (direttamente od indirettamente) associato oppure
quando la soddisfazione di un bisogno è parziale o troppo
onerosa per l'organismo.
Per capire la differenza tra bisogno e desiderio diremo che
il bisogno di un essere umano quando ad esempio ricerca
"cibo" è il bisogno di risolvere una disarmonia
del sistema ovvero tentare di ripristinare un equilibrio
venuto meno, nel rispetto al proprio metabolismo. Dobbiamo
sottolineare che non esiste una condizione statica di
equilibrio, ma una soglia dinamica, variabile. Il desiderio
è invece proprio la ricerca di cibo. Ovvero un organismo
desidera il cibo poiché esso permette la soddisfazione del
bisogno. Il nostro punto di vista è soggettivo, ovvero
relativo al soggetto che fa esperienza. E' ovvio che
guardando le cose dall'alto possiamo affermare che un essere
umano per vivere abbia bisogno di cibo, di nutrienti, ma,
per uno specifico essere umano il cibo è un oggetto che non
è sempre nel proprio campo di esperienza, quindi è
qualcosa di acquisito. Mentre il bisogno di
"nutrizione" è indipendente dall'esistenza
dell'oggetto e dall'esperienza del nostro sistema di
riferimento.
Quindi affermiamo quanto segue: i bisogni di ogni sistema
appartenente ad una medesima specie sono gli stessi e sono
discreti, definibili, riconoscibili e limitati. I desideri
sono invece pressoché infiniti in quando infiniti possono
essere gli "oggetti del desiderio". In psicologia
emotocognitiva quindi parliamo di soddisfazione di bisogni e
realizzazione di desideri, ma non il contrario.
Detto questo capiamo bene che i desideri variano in
relazione al contesto ambientale, psicologico, sociale e
culturale in cui il sistema vive.
Così ad esempio il bisogno di "esplorazione" di
un essere umano è sempre lo stesso per tutti gli esseri
umani da quando hanno questo codice genetico, mentre ciò
che cambia sono gli oggetti, quindi i desideri. Pertanto se
nel 1700 per soddisfare il bisogno di esplorazione un essere
umano avrebbe desiderato un cavallo, oggi probabilmente
desidererà, per soddisfare lo stesso bisogno, un automobile
e nel futuro chissà cosa.
In culture e sub-culture diverse i desideri sono quindi
diversi, così come possono essere diversi i desideri tra
ogni singola persona. Visto che in psicologia emotocognitiva
quasi ogni forma psicopatologica corrisponde ad una
"scelta" anche se profondamente inconscia o
subliminale del soggetto, anche la patologia, i disturbi, i
problemi sono considerati "desideri" e nello
specifico "desideri non funzionali". E' così che
la psicologia emotocognitiva riesce a spiegare i dati
epidemiologici che rilevano in culture, società, categorie
e sub-culture diverse anche sintomi diversi. E' così anche
che nel corso degli anni e delle epoche i disturbi, dal
punto di vista fenomenologico, cambiano.
La nostra ipotesi spiegherebbe anche il motivo per il quale
stiamo assistendo ad una "psicologia" ed una
"psichiatria" transculturali.
In realtà, abbiamo capito, non cambiano i bisogni ma i
desideri (sia funzionali che disfunzionali) ovvero un
desiderio non funzionale come una forma psicopatologica è
la rappresentazione di un tentativo dell'organismo o del
sistema di riferimento di soddisfare specifici bisogni che,
purtroppo, il sistema da uno o più dei punti vista
biologico, psicologico e/o sociale non riesce a soddisfare
ovvero il sistema non è in grado (per qualsiasi motivo) di
accedere alle risorse bio-psico-sociali in grado di
permettergli la soddisfazione adeguata di un bisogno
fondamentale.
Ricordiamo che a desideri diversi potrebbe corrispondere il
tentativo di soddisfare medesimi bisogni così come può
essere vero che desideri simili siano invece legati a
bisogni diversi tra loro. Lo psicologo ad indirizzo
emotocognitivo non cercherà mai di creare legami diretti
tra uno specifico desiderio ed un bisogno, evitando forme
grossolane di generalizzazione che, seppure utili, non
avrebbero un reale fondamento scientifico.
Questo rende giustizia di due posizioni: da una parte quella
che vede gli organismi di una stessa specie tutti uguali e
dall'altra quella che li considera tutti diversi. Entrambe
le posizioni, in psicologia emotocognitiva, sono vere nello
stesso momento. Gli organismi di una specie sono uguali dal
punto di vista dei bisogni ma possono cambiare notevolmente
per quanto riguarda i desideri.
I bisogni di ogni sistema appartenente ad una stessa specie,
lo ribadiamo, sono gli stessi, discreti e definibili.
Ricordiamo inoltre che la soddisfazione di un bisogno
garantisce al sistema la sua sopravvivenza. Affinché un
organismo possa soddisfare i propri bisogni, quindi vivere,
questi attinge a specifiche risorse. Il sistema riconosce i
propri bisogni di base quando questi vengono riconosciuti
dal proprio contesto di vita. Il sistema sarà così in
grado, durante il proprio sviluppo, di riconoscere i propri
bisogni e ricercare attivamente risorse congrue che ne
permettano la soddisfazione. Queste risorse sono gli
"oggetti" ovvero ciò che un organismo riconosce,
in virtù della possibilità di rappresentazione, come un
elemento altro-da-sé. In psicologia emotocognitiva il
sistema che prendiamo come riferimento è un soggetto e
tutto ciò che il sistema rappresenta come altro-da-sé è
un oggetto. Oggetto è quindi anche il sistema che si
autorappresenta.
In psicologia emotocognitiva definiamo un oggetto come tutto
ciò che può essere rappresentato secondo diverse modalità.
Una parola, in sé, è un oggetto. Un oggetto può essere
anche un'immagine, un'idea, un pensiero, un comportamento,
una cosa.
E' grazie al desiderio che l'essere umano è altamente
adattabile. Maggiori sono i desideri funzionali maggiore è
la flessibilità di un sistema. Immaginiamo un sistema, e ce
ne sono molti, che non riesca a desiderare altro che un solo
oggetto. Qualora quell'oggetto non fosse disponibile o
venisse considerato irraggiungibile, l'organismo non
potrebbe soddisfare i propri bisogni quindi non sarebbe in
grado di vivere in quel contesto.
Dott.
Marco Baranello
Baranello, M. (2004)
Principi base della psicologia emotocognitiva.
SRM Psicologia Rivista (www.psyreview.org).
Roma, 09 maggio 2004.
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