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Marco Baranello
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| Psicologia
Emotocognitiva: il loop disfunzionale |
| aggiornamenti sul modello teorico
sistemico-relativista proposto dal Dott. Baranello |
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Premessa
dalla differenziazione concettuale tra bisogni,
intesi come stati di tensione biologicamente fondati che
necessitano di essere risolti dall'organismo e desideri
intesi come le azioni legate ad un oggetto (che in
psicologia emotocognitiva abbiamo definito rappresentazione)
tese alla risoluzione delle tensioni generate dalle esigenze
fisiologiche del nostro sistema di riferimento fino
all'introduzione dei nuovi concetti di trauma sociale,
trauma relazionale, trauma primario e trauma secondario e la definizione di microtrauma, alle
indicazioni sul concetto di campo esperienziale e sistema
di riferimento è passato molto tempo che però non ha
modificato la validità dei concetti. La scienza si sviluppa
quotidianamente e presto pubblicheremo altre novità in
psicologia emotocognitiva.
Oggi la psicologia emotocognitiva sta vivendo una fase
molto particolare, quella della valutazione dei risultati ottenuti dalla sua
applicazione al trattamento psicologico di disturbi, sintomi
e problemi.
I risultati, in attesa di pubblicazione, sembrano confermare
la portata del modello teorico nella comprensione dello
sviluppo e del funzionamento psicologico.
Per poter applicare clinicamente le intuizioni del modello
teorico abbiamo cercato di valutare tra metodi
di intervento già disponibili e dei modelli teorici
precedenti quali fossero gli strumenti e le tecniche che
hanno dimostrato maggiori prove di efficacia nella cura
delle principali classi di disturbi mentali.
Abbiamo quindi integrato i modelli psicodinamici alle
ricerche in neuroscienze, verificato l'attendibilità delle
tecniche utilizzate dalle terapie brevi oggi disponibili e
quindi proposto strumenti razionalmente gestibili per il
trattamento psicologico e la verifica dei risultati.
Lo strumento clinico utilizzato è il colloquio
psicologico, prestazione clinico-sanitaria esclusiva
dello psicologo professionista.
Stiamo formando i primi psicologi che potranno poi
utilizzare già a partire dal 2007 il nostro modello teorico
ed i metodi di intervento. Abbiamo scoperto che il colloquio
psicologico è lo strumento preferenziale di cura. I tempi
per il trattamento orientato alla terapia psicologica sono
molto brevi in termini di sedute.
Quello che in questa sede presenteremo è il modello per
la comprensione della maggior parte delle disfunzioni
cliniche secondo lo schema del loop disfunzionale ed il
modello del conflitto attuale. Concetti questi propri della
psicologia emotocognitiva.
Il Loop Disfunzionale
con il termine loop disfunzionale, in psicologia
emotocognitiva, intendiamo un processo circolare per il
quale la persona o meglio, il sistema di riferimento su cui
interveniamo, si trova in un circolo vizioso fatto di
comportamenti, pensieri e azioni proprie e del sistema
relazionale e sociale in cui esso vive, che anziché
risolvere il problema tendono al suo mantenimento e
peggioramento.
Questo processo è coerente con la definizione di psicologia
che noi oggi proponiamo di scienza che studia i processi di
organizzazione sistemica ovvero la scienza che studia il
modo ed il come un sistema di riferimento si organizza per
il proprio sviluppo e mantenimento. L'organizzazione
psicologica viene definita disfunzionale quando a livello
bio-psico-sociale non produce beneficio al sistema di
riferimento.
Il loop disfunzionale è quindi quel processo ridondante
che mantiene il problema nel qui-e-ora indipendentemente
dalla ipotetiche cause che lo hanno inizialmente generato.
Questo importante viraggio dalle ipotesi eziopatogenetiche
remote ai processi disfunzionali che mantengono sintomi,
disturbi e problemi è ciò che ha reso l'intervento
psicologico breve ed efficace nella remissione del disagio
psicologico.
La psicologia emotocognitiva non crea infatti una netta
distinzione tra determinismo e costruttivismo ma si colloca
come ponte tra queste due visioni definendosi relativista.
Abbiamo infatti confermato l'esistenza di processi
bio-psico-sociali che determinato lo sviluppo una
psicopatologia, allo stesso tempo la risoluzione del
problema non nasce dal riconoscere tali "cause" ma dallo
scardinare il loop disfunzionale che ancora mantiene il
problema oggi e che, come abbiamo detto, potrebbe aggravarlo
in futuro.
Con questa concezione l'orientamento è verso il futuro e non
cronicizzato verso il passato ovvero il passato viene
utilizzato per comprendere i processi di funzionamento e
quindi per fornire strumenti e nuove rappresentazioni al
paziente o al cliente, al fine di riorganizzare in tempi
brevi un processo da "disfunzionale" a "funzionale" ovvero
da "contro me stesso" a "in mio favore".
Il trattamento psicologico in questo caso fa leva sul più
importante sentimento umano che è il senso di volizione,
ovvero la capacità di ognuno di noi di condizionare le
proprie scelte e la propria vita. Tale sensazione è ciò che
"muove" le azioni, i pensieri ed i comportamenti umani. Un
difetto nello sviluppo di tale funzione è alla base della
maggior parte delle forme psicopatologiche oggi
diagnosticabili.
Presentiamo lo schema originale semplificato
del loop disfunzionale in psicologia emotocognitiva e poi
spiegheremo il suo funzionamento dimostrando che la maggior
parte dei disturbi clinici come i disturbi d'ansia quali
fobie, attacchi di panico, ossessioni e compulsioni,
disturbo post-traumatico da stress e problemi correlati a
stress, le alterazioni dell'umore, i disturbi somatoformi
quali ipocondria, dismorfismo corporeo, somatizzazioni; le
disfunzioni sessuali come i disturbi del desiderio,
dell'eccitazione, dell'orgasmo e da dolore sessuale, i
disturbi del comportamento alimentare quali anoressia,
bulimia e abbuffate e la maggior parte dei problemi
psicologici e psico-sociali fino ai più importanti disturbi
di personalità, possono essere ricondotti a questo schema di
funzionamento e quindi trattabili efficacemente con il solo
colloquio psicologico. Per i disturbi di personalità il
concetto di conflitto attuale va inquadrato sotto un'ottica
più complessa di quella qui presentata. Lo schema del loop
disfunzionale ed il concetto di conflitto attuale rimangono
comunque validi nella loro struttura generale.
Lo schema rappresenta un modello di funzionamento. Il
clinico terrà conto della complessità delle esperienza di
ogni singolo paziente in quanto unico modo per scardinare i
processi ridondanti di mantenimento del problema. Un
intervento psicologico, lo ricordiamo, è estremamente
personalizzato.

Come lo psicologo può notare le ipotesi
eziologiche e patogenetiche possono spiegare la comparsa dei
sintomi e del disturbo (indicato nello schema dalla lettera S) soltanto la prima
volta, ovvero all'inizio della sua evidenza. Successivamente alla comparsa
di un sintomo o di un complesso di sintomi ovvero di un
disturbo mentale, di una forma psicopatologica, o di un
problema psicologico o psico-sociale, l'organismo inizia a
mettere in atto una azione derivante dalla percezione che
quel sintomo costituisca un problema da risolvere.
In realtà i sintomi ed i disturbi nascono da un tentativo
autonomo, che definiamo involontario, dell'organismo
di risolvere degli stati di tensione che vengono
autopercepiti (soprattutto a livello non cosciente) come pericolosi per
l'incolumità dell'organismo stesso.
I sintomi producono sofferenza e disagio.
La risposta della persona rispetto alla sofferenza che
percepisce è quella di ridurre tale sofferenza al più
presto. Infatti il problema non è più il sintomo ma la
sofferenza che tale sintomo, tale disturbo o tale
problematiche causano.
Al fine di provvedere alla riduzione della sofferenza
generata dal problema il paziente mette in atto delle
azioni, dei pensieri e dei comportamenti sia a livello
personale che psico-sociale (va infatti valutato anche cosa
fanno gli altri ovvero il comportamento, in risposta al
problema, dell'ambiente in cui
il paziente vive). Queste azioni
vengono definite volontarie.
Inizia a generarsi quello che definiamo il conflitto
attuale.
Il conflitto attuale si genera tra una tendenza involontaria
dell'organismo a generare i sintomi e dall'altra una
tendenza volontaria dello stesso organismo nel contrastare
questi sintomi. Ecco che la persona in genere sperimenta una
sensazione che può far dire al paziente "è più forte di me".
Questa esperienza psicofisiologica intacca il "senso di
volizione" riducendo l'aspettativa dell'organismo di
riuscire a farcela da solo (i sintomi depressivi secondari a
molti disturbi d'ansia nascono da questo processo).
Questo conflitto però aumenta le tensioni centrali e
periferiche rispetto al sistema nervoso. Tali tensioni
raggiungono presto un livello di soglia (dinamico, diverso
da momento a momento e da persona a persona) per cui l'organismo metterà in
atto l'unico modo che ha trovato per risolvere le tensioni,
ovvero i sintomi. L'azione involontaria, in quanto generata
dall'organismo, ed essendo la soluzione alle tensioni
a-specifiche vissute dall'organismo stesso, vince sempre
rispetto all'azione volontaria di controllo.
Per fare esempio proviamo a trattenere il respiro. Ad un
certo punto la carenza di ossigeno crea delle tensioni
nell'organismo che automaticamente ed in modo involontario,
costringe la persona a respirare. Questo perché se non si
respirasse l'organismo morirebbe. La tendenza dell'organismo
è quella di mantenere le proprie funzioni.
I sintomi, il problema, il disturbo, anche se può sembrare assurdo,
sono la soluzione
che l'organismo mette in atto per risolvere un problema, una
tensione psicofisiologica ovvero diremo che i sintomi hanno un senso di esistere e
che tale senso non è detto che sia negativo. Mentre è l'azione di controllo di tale
soluzione che produce l'aggravamento o il mantenimento del
problema.
Come si vede dallo schema il tentativo di risoluzione della
sofferenza crea quel conflitto attuale che aumenta le
tensioni ed incrementa la necessità del sintomo di
esprimersi (a volte più violentemente o con più enfasi).
A questo punto inizia il processo circolare
che abbiamo definito loop disfunzionale. Lo psicologo può
notare che ora, indipendentemente dalla "cause"
(ipotetiche) che hanno
scatenato il problema od il disturbo la prima volta, ora ciò
che va risolto è proprio il loop disfunzionale, ovvero si
deve lavorare necessariamente sulle azioni volontarie del
sistema cercando, ad esempio, di cambiare prospettiva al
paziente trasformando le azioni tese alla riduzione dei
sintomi (che producono effetti soltanto a breve termine ma
che aggravano il problema nel corso della vita) da
"rassicuranti" a "dannose per il soggetto".
Lo psicologo attraverso tecniche razionali del colloquio
psicologico inizierà un processo che deve necessariamente
essere rapido (tra le 4 e le 10 sedute anche se il 50% del
lavoro va fatto tra la prima e la seconda seduta) che
abbiamo definito tecnica del primo passo. Si tratta
di scardinare il loop disfunzionale ed aprire la strada a
nuove e più efficaci soluzioni. Soltanto a questo punto si
procede con il trattamento di problematiche e sintomi
specifici e quindi al ripristino completo del senso di
volizione.
Rompendo lo schema circolare di tipo
psico-sociale che mantiene sintomi, problemi, disturbi e
disagio in generale, si impedisce definitivamente alle
ipotetiche cause che hanno generato la prima volta il
problema di produrre tali effetti. Il processo è del
tutto simile a quello che accade quando un organismo crea
anticorpi dopo avere avuto una malattia di origine virale. Infatti lo stesso
organismo potrà essere soggetto alle stesse cause ma tali
cause non sono più in grado di generare patologia o sintomi.
Di fatto la persona è guarita.
Questo è un modello innovativo, molto
complesso, e di tipo psicofisiologico.
Quello che infatti attraverso il colloquio psicologico
andiamo a riorganizzare sono proprio processi fisiologici.
Ricordiamo infatti che un'espressione sintomatologica ha a
monte sempre una modificazione fisiologica ma che tale
modificazione disfunzionale è stata resa possibile da un
processo di organizzazione sistemica che definiamo "psiche".
Quindi utilizziamo gli stessi processi psichici che hanno
generato la modificazione fisiologica che ha prodotto il
sintomo od il disturbo per ripristinare valori nella norma e
quindi riorganizzare in modo funzionale e sano il sistema
eliminando così il disturbo senza uso di farmaci.
Grazie a tale innovazione teorica oggi la
psicologia è una delle più importanti risorse per la salute
disponibili. Oggi siamo in grado di curare in tempi brevi la maggior parte
dei disturbi. Questo modello originale è oggi insegnato
esclusivamente presso la SRM Psicologia sia nella prima
scuola di formazione biennale per psicologici in "consulenza
psicologica, diagnosi e cura" che nei corsi e nei gruppi di
ricerca diretti e coordinati dal Dott. Baranello.
Dott.
Marco Baranello
riferimento bibliografico per citare questa fonte::
Baranello, M. (2006)
Psicologia Emotocognitiva: il loop disfunzionale.
SRM Psicologia Rivista (www.psyreview.org).
Roma, 10 marzo 2006.
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