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Psicologia: una Risorsa per la SAlute


Psicologia Emotocognitiva.
Nuove Prospettive per il Trattamento Psicologico Disturbi-Specifico

Marco Baranello

Premessa

La Psicologia Emotocognitiva è un paradigma teorico di tipo sistemico-relativista ed un indirizzo metodologico ad approccio psicofisiologico. La psicologia emotocognitiva focalizza la propria attenzione su quelli che definiamo "processi" di organizzazione sistemica ovvero lavora sulle modalità attraverso le quali un sistema di riferimento si organizza per il proprio sviluppo e mantenimento dinamici (in senso evolutivo).
Lo stesso concetto di psicologia è stato ridefinito. Oggi parliamo di "scienza che studia i processi di organizzazione sistemica" ovvero di "scienza che studia il modo in cui un sistema preso come riferimento si organizza per il proprio sviluppo e mantenimento" (Baranello, 2004).
Lo psicologo è quel professionista della salute che utilizza una specifica prestazione (ad esempio il colloquio psicologico), secondo uno specifico orientamento, per risolvere un "problema" presentato da un committente. Lo psicologo ad indirizzo di psicologia emotocognitiva, attraverso un uso tecnico del colloquio psicologico, cerca di aiutare un "paziente" nella remissione di un problema (un sintomo psicofisiologico, un disturbo "mentale", una disfunzione) lavorando proprio sui processi di organizzazione dell'organismo e più ampiamente del sistema di riferimento.

In psicologia emotocognitiva, che ricordiamo è un approccio puramente psicologico in quanto nasce all'interno della disciplina di psicologia fondato da psicologi, quindi acquisibile attraverso una formazione specialistica riservata a soli psicologi (non medici, non psichiatri, non psicoanalisti, non psicoterapeuti), l'intervento clinico è basato su una attenta valutazione dei processi psicofisiologici che sostengono una sintomatologia, indipendentemente dalle convinzioni "simboliche" del paziente o da presunte e alquanto arbitrarie "cause simboliche" siano ipotizzate alla base della manifestazione della disfunzione. Purtroppo ancora oggi molti pensano che la psicologia esponga di concetti più vicini alle speculazioni filosofiche che alla psicologia scientifica. La psicologia necessita di interventi pragmatici in cui il paziente possa vedere chiaramente i risultati in termini di remissione sintomatologica, quindi di efficacia basata su prove razionali.
L'obiettivo di una prestazione sanitaria è quella di portare un disturbo, un sintomo o un problema a remissione nei tempi più brevi possibili e con la maggiore efficacia possibile.
Lo psicologo ha necessità di proporsi quindi oggi, nel cosiddetto "mercato della salute" con strumenti di dimostrabile efficacia al fine di offrire maggiore fiducia nella competenza tecnica del professionista e quindi nelle capacità di cura della disciplina di psicologia.
Con trattamenti concreti che sappiamo rispondere alle reali esigenze di cura di chi soffre di un disturbo. La libertà delle speculazioni scientifiche garantite dalle società democratiche permette ai professionisti della salute di elaborare, all'interno della propria disciplina, metodi sempre più efficaci nei loro obiettivi di tutela della salute, di promozione del benessere dell'essere umano e delle comunità, e di prevenzione del disagio.
Su questi principi di deontologia ed etica professionale degli psicologi si muove la psicologia emotocognitiva.
Le innovazioni scientifiche prodotte dalla psicologia emotocognitiva, diffuse da anni ai professionisti della salute che hanno deciso di aggiornarsi attraverso conferenze, incontri e corsi di formazione specialistica a loro disposizione, si muovono nella ricerca di trattamenti puramente psicologici, quindi né farmacologici, né psicoterapeutici, che siano in grado di rispondere alle esigenze di cura e di tutela della salute della popolazione.

Il trattamento in psicologia emotocognitiva non prevede lunghe sedute in cui il paziente racconta la propria vita o parla di tutto il proprio passato, non si orienta alla conoscenza di sé, o all'analisi dei contenuti simbolici, non utilizza speculazioni filosofiche, non si parla in modo prevalente delle relazioni familiari (se non nel mimino necessario per l'anamnesi), non si parla dei perché e dei per come inconsci o simbolici, non si chiude la seduta rimandando il paziente alla settimana successiva per un tempo indeterminato e, soprattutto, non si utilizzano trattamenti combinati psicologici e farmacologici (tranne nei casi di problemi "strutturali" dell'organismo). Le sedute, quando si utilizza la psicologia emotocognitiva, sono di frequenza variabile in relazione al caso specifico; si focalizza l'attenzione sul problema attuale, si raccolgono soltanto i dati anamnestici utili per le finalità del trattamento e si dichiara sin dall'inizio il numero di sedute per un ciclo di incontri, in cui, nella quasi totalità dei casi di chi ha seguito l'iter e le prescrizioni di trattamento, si è visto uno sblocco della situazione.

Popolarmente siamo abituati a considerare lo psicologo come un professionista che "ascolta". In psicologia emotocognitiva qualche paziente che si aspetta questo può rimanere deluso nel constatare che lo psicologo ascolta soltanto quel poco che si ritiene necessario per comprendere l'entità del fenomeno patologico e stabilire l'iter per il trattamento. Il trattamento ha un obiettivo semplice e pragmatico: risolvere un problema, nei tempi più brevi possibili e con la maggiore efficacia possibile (secondo il caso ed in relazione alle reali possibilità di trattamento attualmente disponibili).

Un ciclo base (B-10) in psicologia emotocognitiva dura 10 sedute più circa 5 per il mantenimento ed il follow-up. Per alcuni casi sono stati previsti protocolli B-15 (quindici sedute più follow-up) e, più raramente, B-20 (venti sedute più follow-up).
Tutti i casi comunque vengono trattati con l'applicazione del primo ciclo (protocollo B-10) in cui comunque lo psicologo deve poter aiutare il paziente nello sblocco della situazione patologica che presenta al momento della presa in carico. Qualora ciò non avvenisse sarà lo psicologo stesso (ai sensi del codice deontologico) a proporre o specifici accertamenti o comunque l'interruzione del trattamento.
Il paziente non sentirà mai frasi del tipo "ci sarà ancora molto da capire", "sarà un percorso lungo"... Inoltre si applica una scala di valutazione definita, in psicologia emotocognitiva, VRET (Valutazione Razionale dell'Efficacia del Trattamento). La VRET permette di verificare su base razionale, ovvero concreta ed obiettiva, l'efficacia reale dell'intervento clinico che sia visibile al paziente.

Essendo un nuovo paradigma teorico, la psicologia emotocognitiva, propone una visione del funzionamento psicofisiologico diversa dalla classica impostazione psicologica. Quindi facilmente avrà dei "nemici" all'interno di chi sostiene metodi classici.
Si sposta l'attenzione dai "meccanismi" che sottostanno ad un problema ai "processi" di funzionamento sistemico; si orienta il trattamento al qui-e-ora, con focalizzazione sui processi di mantenimento di un sintomo; si lavora per l'interruzione di ciò che la psicologia emotocognitiva ha definito "LOOP DISFUNZIONALE", ovvero quel circolo vizioso in cui generalmente il paziente si trova, fatto di azioni volontarie (di comportamento e di pensiero) che la persona tenta di mettere in atto con l'obiettivo di ridurre il proprio stato di disagio ma che, nella maggior parte dei casi, falliscono nel loro tentativo generale di risolvere il disturbo. Ove queste azioni sembrano funzionare, agiscono soltanto come palliativi, ovvero per un tempo molto limitato.

Uno dei principali luoghi comuni che la psicologia emotocognitiva cerca di risolvere è il concetto che "si debba imparare a convivere con il problema". Questo è lontano dalla concezione della psicologia emotocognitiva. Sosteniamo infatti che non sia necessario convivere con un problema quando esso è risolvibile.
Soprattutto i disturbi a base ansiosa come gli attacchi di panico (DAP), i disturbi ossessivo-compulsivi (DOC), i TIC motori, ecc. sono oggi risolvibili in tempi piuttosto brevi senza uso di farmaci. Molte persone ancora credono che con le ossessioni o che con gli attacchi di panico ci si debba convivere. In questi anni di applicazione clinica delle teoria emotocognitiva abbiamo ampiamente dimostrato il contrario.

La psicologia emotocognitiva definisce il processo di cambiamento psicofisiologico attivato attraverso le tecniche del colloquio psicologico come "armonizzazione sistemica". Si tende a portare l'organismo a normalizzazione quei processi che sostengono il disturbo.

Abbiamo notato efficacia per molti problemi che, in psicologia emotocognitiva, definiamo disturbi psicofisiologici (in psicologia emotocognitiva il termine psicofisiologico sostituisce l'anacronistico termine "mentale" che continueremo comunque ad utilizzare per scopi di comunicazione ed informazione).
I disturbi psicofisiologici che più frequentemente vengono trattati riguardano attacchi di panico, fobie, disturbi post-traumatici, TIC motori e vocali, ossessioni e compulsioni, alterazioni dell'umore e depressione, disfunzioni sessuali, disturbi alimentari, disturbi del sonno e del ciclo sonno-veglia, nonché l'ampio spettro dei disturbi di personalità; in particolare la psicologia emotocognitiva nasce proprio come metodo d'elezione per il trattamento del disturbo borderline di personalità.
Molti sintomi da dolore associato a condizioni mediche generali anche croniche sono spesso ridotti grazie all'applicazione dell'intervento ed abbiamo ottimi risultati in caso di bruxismo, dolori cervicali e muscolari in genere dovuti a contratture, iperprolattinemia non dovuta a adenoma ipofisario, disturbi gastro-intestinali di origine psicofisiologica.
Molto interessanti sono i risultati in caso di disturbi distonici, anche se la casistica trattata è ancora piuttosto bassa.

Ovviamente in caso di lesioni del SNP e del SNC o in caso di sindromi dovute a condizioni mediche specifiche del paziente, il trattamento psicologico affianca quello medico soprattutto nel migliorare gli aspetti relativi alla percezione del dolore (ad esempio nei casi di artrite reumatoide).

La struttura dell'intervento in psicologia emotocognitiva è abbastanza schematica e prevede diverse posizioni:

  • accoglienza. Valutazione anamnestica e definizione congiunta del problema e degli obiettivi concreti del trattamento.

  • valutazione diagnostico-differenziale e del funzionamento globale e sistemico

  • informazione sul funzionamento psicofisiologico dell'organismo per il trattamento

  • prescrizioni di valutazione e trattamento personalizzato

  • verifica della risposta dell'organismo

  • chiusura e definizione del breve programma di mantenimento e follow-up

  • follow-up

La psicologia emotocognitiva è un indirizzo metodologico pragmatico, orientato alla remissione sintomatologica in tempi brevi (rispetto al numero di sedute necessarie complessive). Non prevede uso di farmaci e lavora sui processi che stanno alla base del mantenimento, nel qui-e-ora, nel problema. Crediamo che la psicologia emotocognitiva stia contribuendo sempre di più ad avvicinare il paziente che necessita di un intervento clinico per la remissione di un disturbo, un sintomo o un problema, al trattamento psicologico riducendo la reticenza che nasce dai classici pregiudizi che ruotano intorno alla psicologia, soprattutto condizionati dalle vecchie impostazioni.
La brevità dell'intervento ovvero il ridotto numero di sedute oggi necessarie e soprattutto la frequenza variabile degli incontri rende il trattamento psicologico nel settore privato sufficientemente sostenibile anche da un punto di vista economico.

Tecnicamente si lavora sulla trasmissione degli impulsi attraverso stimoli psicologici (colloquio) permettendo all'organismo di orientare le proprie risorse psicofisiologiche verso processi funzionali contro la tendenza al mantenimento sintomatologico (disturbo) causata da una resistenza della persona all'attivazione delle vie propriocettive (definite, in psicologia emotocognitiva, cinetiche).

Post-Scriptum

Mi preme sottolineare in questa sede che abbiamo purtroppo constatato che psicologi senza molti scrupoli hanno attinto dalle nostre fonti originali e "spacciato" materiale informativo e pubblicazioni scientifiche come proprie. Questo potrebbe far accedere il paziente verso strutture e professionisti non in grado di utilizzare realmente le metodologie della psicologia emotocognitiva. Per la TUTELA DEL PAZIENTE è stato istituito un NUMERO UNICO NAZIONALE che permette di verificare se il proprio psicologo sia riconosciuto per l'applicazione della psicologia emotocognitiva degli enti privati preposti.
Se da una parte siamo orgogliosi che il nostro materiale originale venga così ampiamente sfruttato, dall'altra la non citazione della fonte ufficiale e lo spacciare materiale per proprio quando non lo è, può essere lesivo per il paziente, quindi per la tutela della propria salute, ed è deleterio per l'innovazione scientifica in psicologia.
La psicologia emotocognitiva è un modello fondato da Baranello e promosso dai circuiti riconosciuti quali la SRM Psicologia e l'IPSEM. Per ogni informazione o verifica invitiamo a consultare gli elenchi ufficiali sul sito www.cptsi.it o chiamare il Numero Unico Nazionale: 06.8418055. Altre fonti sono da considerarsi non certificate.

Dott. Marco Baranello

riferimento bibliografico per citare questa fonte:

Baranello, M. (2009)
Psicologia Emotocognitiva: Nuove Prospettive per il Trattamento
SRM Psicologia Rivista (www.psyreview.org).
Roma, 23 febbraio 2009.

Bibliografia di Riferimento

Baranello, M. (2006) Psicologia emotocognitiva: il loop disfunzionale. SRM Psicologia Rivista (www.psyreview.org). Roma, 10 marzo 2006.


 

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