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Lo psicologo a rischio di esclusione dall'ambito della cura

Redazione

Premessa
L’ordine degli psicologi del Lazio cerca di escludere lo psicologo non psicoterapeuta, quindi lo psicologo che ha deciso di non applicare psicoterapia, dall’ambito delle cure psicologiche. Il tentativo dell'ordine è riservare l'attività di cura psicologica alla sola psicoterapia. Un atteggiamento questo che svaluta in ruolo dello psicologo nell'ambito delle cure e invece favorisce soprattutto l'ambito medico. Infatti definire la psicoterapia come una "cura psicologica" trasforma nella prassi, se non per titolo, il medico-psicoterapeuta in uno psicologo. La terapia psicologica è propria dello psicologo così come la terapia medica è propria del medico. Potendosi il medico specializzare in psicoterapia e ottenendo il titolo di psicoterapeuta anche con la sola specializzazione in psichiatria o neuropsichiatria, in pratica studiare psicologia, soprattutto nell'ambito clinico, perderebbe di senso e converrebbe studiare medicina, specializzarsi in psichiatria e in un solo colpo poter elargire psicoterapia. Di qui l'esigenza di evitare la falsa associazione "psicoterapia = terapia psicologica" non è così. La terapia psicologica non è la psicoterapia!!!
L'ordine degli psicologi del Lazio sembra andare contro quindi la stessa professione di psicologo che invece è chiamato a tutelare.

Articolo
Gli psicologi iscritti all’albo con art. 7 sez. A rischiano di vedersi esclusi dall’ambito delle prestazioni sanitarie di cura in ambito psicologico. L’ordine degli psicologi del Lazio vorrebbe escludere il concetto di cura e quindi le prestazioni sanitarie di cura in ambito psicologico dalle prestazioni rilasciate dagli psicologi art. 7, ovvero i laureati in psicologia con laurea specialistica (o vecchio ordinamento), abilitati all’esercizio della professione di psicologo riservando tale prestazione soltanto agli psicoterapeuti.

In pratica l’Ordine del Lazio vuole far si che la cura sia riservata ai soli psicoterapeuti (medici o psicologi che siano) ma impedita allo psicologo in quanto tale. Ma in realtà la psicoterapia non è definibile come l’unica cura psicologica e soprattutto non è definibile come unica cura dei disturbi di tipo psicologico. Le prestazioni riconosciute come sanitarie, quindi ascrivibili a cura, sono quelle rilasciate dall’esercente l’attività di psicologo, indipendentemente dal fatto che sia psicologo o psicologo-psicoterapeuta.

L’ordine degli psicologi del Lazio dichiara senza troppi scrupoli che anche se il termine di terapia come procedura e finalità è incluso nel nomenclatore abilitazione e riabilitazione psicologica e nonostante siano riconosciute come sanitarie le prestazioni rilasciate dallo psicologo ai sensi del D.M. 17/05/2002 quindi ascrivibili a diagnosi, cura e riabilitazione (anche per fini fiscali), che lo psicologo non possa proprio agire azioni di trattamento per finalità terapeutico-riabilitative per sintomi, disturbi e problemi di tipo psicologico.
In poche parole per l’Ordine degli Psicologi del Lazio “lo psicologo non potrebbe usare strumenti conoscitivi e di intervento in ambito psicologico per trattare disturbi e problemi psicologici per finalità terapeutico-riabilitative in ambito psicologico”.
L’ordine degli psicologi del Lazio vorrebbe infatti ridurre le possibilità di cura ai soli psicoterapeuti che, come sappiamo, possono anche essere dei medici quindi senza competenza universitaria in psicologia e senza essere psicologi.
Ricordiamo che essendo le scuole di psicoterapia esclusivamente private, di fatto tale obbligo sembra essere un vantaggio per le sole scuole di psicoterapia che, come sappiamo, di certo non coprono tutta l’offerta scientificamente valida presente sul territorio. Di fatto ridurre l’attività di cura psicologica alla sola psicoterapia impedirebbe lo sviluppo di nuove offerte scientifiche in ambito psicologico puro e ridurrebbe in solo colpo la concorrenza per gli psicoterapeuti a svantaggio non solo dello psicologo in quante tale ma soprattutto dell’utenza che verrebbe a trovarsi sprovvista improvvisamente di una più variegata possibilità di scelta della cura e si vedrebbe costretta a scegliere solo la psicoterapia.
Il triangolo del potere in questo ambito sembra quello tra “ordini degli psicologi”, “scuole di psicoterapia” ed “università”.
L’università sembra comunicare costantemente l’obbligo per i clinici di iscriversi ad una scuola di psicoterapia che, guarda caso, è necessariamente sostenuta da docenti universitari, gli ordini, collegati con le scuole ed i docenti, potrebbero avviare procedimenti disciplinari nei confronti degli psicologi che decidono di applicare la psicologia come strumento preferenziale per la cura psicologica e quindi di non iscriversi alle scuole private di psicoterapia perché ad esempio estranee ai lori interessi clinici oppure perché non ne riconoscono il valore scientifico rispetto all’offerta formativa esistente. Un circolo d’informazione distorta (disinformazione) all’interno di questo triangolo del potere della psicoterapia così forte che fa diventare “cieco” lo psicologo anche di fronte alle norme scritte. E’ un sistema da cui difficilmente si riesce ad uscire, con un enorme potere mediatico. E’ talmente potente il la disinformazione mediatica che risulterà comune tra gli studenti di psicologia sentire il futuro psicologo parlare delle scuole di psicoterapia come obbligo formativo per esercitare la professione di psicologo in ambito clinico. Ma quando viene chiesto allo psicologo la norma del diritto in cui ciò è scritto le risposte sono molto spesso simili a “beh, si sa”, “lo dicono tutti”, “se non lo fai ti radiano!” oppure lo ha detto o scritto quel docente il cui nome è molto spesso associato ad una scuola di psicoterapia. Una triangolazione che crediamo fermamente essere pericolosa per la tutela della libertà della scienza, delle autonomia professionale, della scelta formativa degli psicologi e soprattutto della scelta della cura da parte dell’utenza.

Così spiega il Dott. Marco Baranello, psicologo e fondatore del paradigma emotocognitivo: “Non stiamo condannando la psicoterapia come offerta formativa, ma stiamo cercando di impedire che si possa ridurre alla sola psicoterapia la possibilità formativa degli psicologi nell’ambito delle cure clinico-psicologiche e allo stesso tempo permettere alle persone di scegliere rispetto ad una più ampia possibilità di cura, sempre, ovviamene, nell’ambito sanitario in cui rientrano le prestazioni rilasciate dallo psicologo. Le scuole di psicoterapia non coprono tutte le offerte scientifiche e la scienza è in costante e rapido sviluppo. La nostra posizione valorizza la psicologia, valorizza la formazione universitaria e contemporeaneamente valorizza la competenza ed il merito che solo un incremento della concorrenza sul mercato può determinare, visto che l’utenza sempre più professionalizzata sarà in grado di discriminare non solo sulla promessa di intervento ma sulla dimostrazione dell’efficacia. Il mercato determinato dalle scelte dell’utenza discriminerà più chiaramente tra ciò che è realmente efficace quindi utile da ciò che non produce risultato. Gli psicoterapeuti non si possono arrogare il diritto esclusivo alle cure psicologiche escludendo lo psicologo a colpi di sanzioni o cercando precedenti in sentenze di tribunale, ma dovrebbero mettersi sul mercato della salute con un’offerta che sappia dimostrare concretamente efficacia e lasciare così all’utenza la libera scelta della cura. La scienza non può essere istituzionalizzata. Chi sceglie la strada della psicoterapia è libero e nessuno psicologo lo vuole impedire ma al contrario gli psicoterapeuti sembrano voler impedire agli stessi colleghi psicologi di poter optare per altre scelte formative nell’ambito della cura psicologica, arrogandosi il diritto di esclusività delle cure in ambito psicologico.”

La SRM Psicologia da anni lotta per informare gli psicologi del loro leggittimo diritto a rilasciare prestazioni sanitarie di cura in ambito psicologico. Il 15 marzo 2010 è iniziato un’iter presso il tribunale tra l’Ordine degli Psicologi del Lazio ed il Dott. Marco Baranello del gruppo SRM Psicologia il quale sostiene la leggittimità di tutti gli psicologi, indipendentemente dal modello teorico di riferimento, di poter rilasciare prestazioni sanitarie di cura in ambito psicologico per il trattamento psicologico di disturbi, sintomi e problemi di tipo psicologico.

Cancellare la clinica psicologica e le prestazioni di cura come le terapie di sostegno, le terapie riabilitative, le terapie preventive e le terapie diagnostiche ovvero cancellare la possibilità dello psicologo di fornire tali servizi per la salute delle persone sarebbe impedire alle persona la libera scelta della cura. Riservare tali prestazioni al solo ristretto campo della psicoterapia è un gravissimo rischio per la scienza, la professione di psicologo, e la tutela della salute perché significa sancire l’esclusività della cura ad unica forma di trattamento. Questo impedirebbe a qualsiasi psicologo al di fuori delle scuole di psicoterapia di poter produrre innovazione, e quindi di poter assolvere anche al suo dovere sancito dall’art. 34 del codice deontologico degli psicologi italiani di poter produrre proprie teorie e proprie tecniche per finalità di benessere della persona e della comunità.
La SRM Psicologia chiede agli psicologi italiani e del resto d’Europa di unirsi contro tale forma di discriminazione scientifica e professionale.

La Redazione Psyreview.org

riferimento bibliografico per citare questa fonte:

Rediazione (2010)
lo psicologo a rischio di esclusione dall'ambito della cura.
Psyreview.org
Roma, 17 marzo 2010.


 

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