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Psicologia: una Risorsa per la SAlute


Marco Baranello

Riflessioni sulla psicologia dei processi di sviluppo umano
lo sviluppo umano e la formazione della personalità come processo psicofisiologico.

La sviluppo di ogni individuo è un continuo processo che va dal "concepimento" alla morte. Un principio molto ovvio ma che mi porta a pensare che i cosiddetti "affetti" ed "emozioni", ad esempio, che prova un adulto, non differiscano poi molto da quelli provati da un bambino, in virtù dell'esistenza delle stesse strutture di base che permettono tali percezioni. Nei primissimi mesi di vita la modalità di organizzazione delle informazioni è diversa ma raggiunto uno sviluppo neurologico adeguato potremmo affermare che il soggetto sia quasi del tutto formato e in grado di percepire in modo molto simile all'adulto.

Ciò che cambia è l'esperienza soggettiva alle spalle, la propria storia, il modo di elaborare l'informazione quindi la diversa regolazione "psichica" di questi eventi. Questo non deve portare a distinguere nettamente, da un punto di vista del funzionamento mentale o meglio "psicofisiologico", un adulto da un bambino perché la differenza nasce dal fatto che l'adulto ha acquisito esperienza di quegli stati in età precocissima e se li porta con sé, sono diventati la base per le nuove esperienze e il ripetersi attualizzato di quelle "antiche".

E' probabile che analizzando attentamente i nostri stati affettivi, si possa capire molto forse anche del periodo neonatale. Per fare un esempio prenderò in considerazione il "vissuto di onnipotenza" (non da tutti accettato come esistente) del bambino di fronte ad alcune situazioni.

Quale potrebbe essere l'esperienza del bambino all'arrivo della madre che nutre e accudisce, quando appaiono i primi segni della fame? L'uomo sembra "programmato" a comunicare esternamente il disagio (in realtà cerca esclusivamente di ridurre stati tensivi) e ciò fa pensare al fatto che relazioni interpersonali (quindi una certa distinzione tra sé e l'altro, tra l'Io e il non-Io) siano presenti sin dall'inizio. Il fatto è capire come vive "psicologicamente" (soggettivamente) il bambino questo stato. "Io ho fame", potrebbe voler dire il bambino, arriva un altro da-me che mi nutre. Ovviamente stiamo in un certo ambito teorico, stilizzato e semplificato volontariamente per finalità didattiche.

Quello che Winnicott chiama senso di onnipotenza, secondo noi, non deriva dal credere di aver creato la madre o il cibo ma dall'aver influenzato gli eventi con il proprio pensiero, con il proprio stato e con la comunicazione di quello stato. Comunicare il disagio porta alla "soddisfazione" del bisogno. Il bisogno soddisfatto con piacere, cioè una completa esperienza positiva di accudimento (contatto con la madre, soddisfazione del senso di fame, gioco, comunicazione, essere "ben" pensato, ecc.) porta il bambino a sperimentare, se l'esperienza positiva è costante, un senso di sicurezza e soddisfazione.

In questo stesso adulto (cioè nel bambino appena descritto arrivato all'età adulta), come si rintraccia l'esperienza di onnipotenza nel senso di essere stati noi ad aver influenzato "magicamente" gli eventi? Riporto un esempio comune. A moltissime persone è capitato di stare pensando ad un evento (una persona che non sentiamo da molto, un vecchio film, un numero al lotto) e questo evento, che sembrava distante, accade. Ciò che si prova immediatamente è un senso di piacere, una soddisfazione e un senso di competenza "onnipotente". Proprio come se fossimo stati noi, con il nostro pensiero, con la nostra comunicazione, ad influenzare la realtà.

Successivamente avverrà una sintesi tra la percezione iniziale e la nostra esperienza che ci farà dire "è stata una coincidenza". Per capire bene, però, analizziamo la nostra percezione iniziale. Forse il bambino prova esattamente lo stesso, ma la sua minore esperienza in fasi precocissime della vita, potrebbe non farlo giungere immediatamente ad una razionalizzazione dell'accaduto.

Ci sono persone e addirittura intere comunità che ritengono, anche da adulti, che queste "coincidenze" siano in realtà il segno di una reale capacità di influenzare gli eventi con il proprio pensiero, spingendosi verso i confini della scienza. Insomma, è chiaro che anche l'adulto quando non riesce a spiegare scientificamente e con chiarezza alcune esperienze personali ricorra al "mistero".
 

Dott. Marco Baranello

Baranello, M. (1999)
Riflessioni sulla psicologia dei processi di sviluppo umano.
SRM Psicologia Rivista (www.psyreview.org).
Roma, 08 giugno 1999.



 

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