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Marco Baranello

Disfunzioni sessuali femminili e maschili
introduzione ai principali disturbi sessuali di donne e uomini. Articolo di sessuologia clinica

Per la valutazione diagnostica faremo riferimento al DSM-IV (APA, 1994)
 
I Disturbi Sessuali sono un'ampia categoria diagnostica in cui il DSM (manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali, IV edizione) inserisce le disfunzioni sessuali, le parafilie ed i disturbi dell'identità di genere. In questa sede ci occuperemo delle disfunzioni sessuali introducendo la questione secondo un'ottica fenomenologica ovvero relativa a come si presenta il problema alla nostra attenzione.
Un problema che investe la sfera sessuale di una persona non è sempre da considerare un disturbo. Occorre valutare alcuni aspetti fondamentali quali il disagio che il problema o l'anomalia causano a livello interpersonale. In assenza di questo requisito il problema non può essere definito una disfunzione sessuale.
Sinteticamente le disfunzioni sessuali sono descritte nel seguente modo:

1)disturbi del desiderio sessuale
2)disturbi dell'eccitazione sessuale
3)disturbi dell'orgasmo
4)disturbi da dolore sessuale

1. Disturbi del Desiderio Sessuale
 
1.1. Disturbo da Desiderio Sessuale Ipoattivo. Il disturbo da desiderio sessuale ipoattivo si manifesta come una carenza (o assenza) persistente o ricorrente di fantasie e desideri di attività sessuale. Siamo di fronte a ciò che comunemente viene definito “calo del desiderio”. In realtà la definizione di carenza o assenza può essere fatta soltanto dal clinico esperto che terrà conto di tutti quei fattori che influenzano il funzionamento sessuale, come l'età ed il contesto di vita del soggetto che accusa il problema.

1.2. Disturbo da Avversione Sessuale. L'avversione sessuale risulta persistente o ricorrente ed il soggetto in genere tende ad evitare tutti o quasi tutti i contatti sessuali di tipo genitale con il partner sessuale (sia fisso che occasionale). Il disturbo da avversione sessuale, almeno dai nostri dati clinici, sembrerebbe essere più frequente nelle donne.

 
2. Disturbi dell'Eccitazione Sessuale

2.1. Disturbo dell'Eccitazione Sessuale Femminile. La donna con disturbo dell'eccitazione mostra una persistente o comunque ricorrente incapacità di raggiungere, o di mantenere, fino al completamento dell'attività sessuale, una adeguata risposta psicofisiologica di eccitazione sessuale con lubrificazione-tumescenza legata all'eccitazione stessa. Il clinico dovrà sempre tenere in considerazione tutti i fattori che possono alterare l'eccitazione sessuale. Ricordiamo che il disturbo deve recare disagio alla persona che ne soffre per essere considerato una disfunzione.

2.2. Disturbo Maschile dell'Erezione. L'uomo ha da sempre associato alla propria erezione un significato di potenza. Il potere di mantenere un'erezione è il potere creativo. Ed il creatore è “Dio” ovvero l'essere superiore, onnipotente, che, guarda caso, è immaginato con sembianze maschili (il “Dio Padre”). Questo in fondo è il motivo per il quale popolarmente ci riferiamo ai disturbi dell'erezione come “impotenza”. In realtà non c'è nessuna “impotenza” ovvero non si è perso nessun potere. L'idea di impotenza è così radicata che però molti pazienti con disturbo dell'erezione sentono che hanno perso anche parte dell'influenza che hanno sul proprio partner. E' come se perdessero la possibilità di “dire la propria” di “far valere le proprie ragioni” poiché il rischio è sempre quello di essere messi in imbarazzo ovvero attaccati su quello che vedono come un'estrema debolezza.
Il disturbo dell'erezione fenomenologicamente si evidenza come una persistente o ricorrente impossibilità di raggiungere, o di mantenere, un'erezione adeguata fino al completamento dell'attività sessuale. In assenza di una lesione il problema è in genere reversibile attraverso interventi mirati di tipo psicologico o psicologico-sessuologico e soprattutto senza l'uso di farmaci.

 
3. Disturbi dell'Orgasmo

3.1. Disturbo dell'Orgasmo Femminile. Una volta noto come “inibizione dell'orgasmo femminile” il disturbo è caratterizzato dal persistente o ricorrente ritardo, oppure assenza, dell'orgasmo dopo una fase di eccitazione sessuale normale per il soggetto ed il sistema in cui l'attività si svolge. Il concetto di normale è piuttosto variabile. Le donne infatti mostrano un'alta variabilità sia nel tipo che nell'intensità della stimolazione psicofisiologica che poi indurrà l'orgasmo. Pertanto una diagnosi corretta deve necessariamente essere fondata sulla base della valutazione, da parte del clinico esperto, che la capacità di orgasmo della donna risulti inferiore rispetto a quanto ci si aspetterebbe per età, esperienza sessuale, adeguatezza della stimolazione ricevuta.

3.2. Disturbo dell'Orgasmo Maschile. Nell'uomo il disturbo dell'orgasmo si manifesta come un persistente o ricorrente ritardo oppure assenza di orgasmo dopo una fase di eccitazione sessuale considerabile normale dal soggetto e dal sistema in cui l'attività si svolge. Il clinico dovrà valutare l'adeguatezza per localizzazione, intensità e durata dell'attività sessuale tenendo in considerazione anche variabili quali l'età del soggetto.

3.3. Eiaculazione Precoce. Questa disfunzione può essere considerata quasi esclusivamente quando il soggetto abbia avuto rapporti sessuali. Solo a volte è possibile considerarla in relazione all'attività masturbatoria. A volte può capitare che persone (adolescenti o adulti) che non abbiano mai avuto esperienze sessuali con un partner sessuale, dichiarino di soffrire di eiaculazione precoce in quanto definiscono il tempo necessario sulla base di “voci popolari” (amicizie, mass-media, film pornografici, aspettative sociali, ecc.). In realtà per poter diagnosticare un disturbo come l'eiaculazione precoce il clinico dovrà tenere in considerazione che sia presente come fenomeno la persistente o ricorrente eiaculazione a seguito di minima stimolazione sessuale prima, durante, o dopo poco la penetrazione e prima che il soggetto lo desideri, ma ci sono molti fattori che possono influenzare la durata della fase di eccitazione come l'età, la novità del partner sessuale o della situazione, la frequenza recente di attività sessuale, il tipo di stimolazione erotica, ecc.

4. Disturbi da Dolore Sessuale

4.1. Dispareunia. Il disturbo si presenta come un ricorrente o persistente dolore genitale associato al rapporto sessuale in un maschio oppure in una femmina. Il dolore non dovrebbe essere giustificabile da condizioni mediche generali. Nelle donne inoltre si dovrà valutare che il disturbo non sia causato da vaginismo o da una carenza di lubrificazione.

4.2. Vaginismo. Il vaginismo è un disturbo che si manifesta attraverso uno spasmo involontario, persistente o ricorrente, della muscolatura del terzo esterno della vagina e che interferisce con il rapporto sessuale. Il vaginismo, così come vedremo per tutte le disfunzioni sessuali, può essere primario (o permanente) oppure secondario (o acquisito). Mentre per tutte le altre disfunzioni sessuali l'intervento psicologico è più efficace nel caso in cui il disturbo sia acquisito, per il vaginismo è valido il contrario. L'intervento è più efficace e breve in caso di vaginismo primario, ovvero quando il disturbo si è presentano sin dall'inizio dell'attività sessuale. Questo perché spesso è legato a processi difensivi superficiale che possono essere risolti attraverso un percorso psicoeducativo.

Divisione per Sottotipi. Le disfunzioni sessuali possono essere distinte attribuendo due principali coppie di sottotipi (la prima coppia indica l'esordio, la seconda il contesto). Il DSM-IV propone anche una terza coppia che indicherebbe i fatto eziologici (psicologici o combinati), che però non proporremo in questa sede in quanto per il nostro modello i fattori sono sempre combinati.

1) tipo permanente (o primario). Se la disfunzione è presente fin dall'inizio dell'attività sessuale.
2) tipo acquisito (o secondario). Se la disfunzione si sviluppa dopo un periodo definito “normale” di attività sessuale.

1) tipo generalizzato. Se la disfunzione non è limitata a specifiche stimolazioni, situazioni o partner.
2)tipo situazionale. Se la disfunzione si limitata a specifiche stimolazioni, situazioni o partner sessuale.

Indicazioni per un Intervento Psicologico Breve. L'intervento psicologico è attualmente uno degli interventi più efficaci per la maggior parte delle disfunzioni sessuali femminili e maschili indicate. La disfunzione sessuale viene vista come l'indicazione da parte dell'organismo di un problema di organizzazione del sistema in cui si evidenzia il problema. L'intervento psicologico, nel modello della psicologia emotocognitiva, è quindi teso alla riorganizzazione funzionale del sistema ovvero a ciò che definiamo “armonizzazione”. E' un intervento in genere di tipo breve e che può prendere in considerazione sia soltanto il “portatore del sintomo” sia il sistema sessuale (es. la coppia).

Un Esempio: "Disfunzione Erettile". Per quanto riguarda il disturbo maschile dell'erezione, ultimamente sempre più frequente, l'intervento psicologico, che inizia sempre con una valutazione diagnostico-differenziale, mira a studiare i processi che mantengono il problema nel tempo ovvero quali attività, pensieri e comportamenti il paziente ha adottato per risolverlo (esempio farmaci, evitare situazioni sessuali, ecc.) e quali esperienze sensoriali ed emotive sono associate.
Nel disturbo dell'erezione è frequente l'uso di ciò che chiamiamo “TEST dell'erezione”. Ad ogni rapporto sessuale (quando la persona ancora non ha iniziato ad evitarli) il paziente inizia a controllare la propria prestazione ed erezione. L'attenzione però sulla prestazione ha in genere come conseguenza la perdita dell'erezione stessa. Si instaura un circolo vizioso per il quale il paziente non può più fare a meno di tentare di controllare l'erezione. Alcuni pazienti capisco immediatamente che pensare alla prestazione la blocca, quindi cercano volontariamente di non pensarci. Purtroppo l'effetto è lo stesso! Proviamo infatti a riflettere: "se iniziamo a pensare volontariamente ad un oggetto" poniamo attenzione sull'oggetto del nostro pensiero. Quando decidiamo sempre volontariamente di non pensare, come ad esempio "non devo pensare a all'oggetto", come si può facilmente intuire, stiamo comunque pensando all'oggetto del pensiero che cerchiamo di non far emergere! Infatti anche non pensare significa pensare.
L'intervento psicologico ad indirizzo emotocognitivo mira a rompere questo circolo vizioso nel tentativo di recuperare ciò che in genere viene meno durante i tentativi di attività sessuale dei pazienti con disturbi dell'erezione: il piacere!

Dott. Marco Baranello

Baranello, M. (2004)
Disfunzioni sessuali femminili e maschili.
SRM Psicologia Rivista (www.psyreview.org).
Roma, 26 novembre 2004.


Riferimenti Bibliografici

American Psychiatric Association (1994) Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali, IVa ed. (DSM-IV). Masson, Milano 1996.


 

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