Pensieri & Idee
(rubrica chiusa)
gli articoli di questa rubrica vanno letti come pensieri ed appunti aperti degli autori pubblicati

altre rubriche


Psicologia: una Risorsa per la SAlute


Sergio Antonini

Quando ci si fissa a guardare il dito...
fissare il dito e non accorgersi dello sfondo - il sintomo

Il suggerimento del giorno è: “Quando ci si fissa a guardare il dito e non si scorge lo sfondo dietro”.

Lo spunto per questa affermazione mi è venuto da una puntata del “Maurizio Costanzo show” che mi colpì per la scarsa lungimiranza psicologica dimostrata da un professionista del settore (uno psichiatra) in un caso di patologia borderline presentato però come depressione (verrà citato così come esposto durante la trasmissione).

La puntata del “Maurizio Costanzo show” del 10/3/2000 proponeva infatti il caso di un signore sulla cinquantina che diceva di essere malato di depressione da “sempre”, di non resistere più in quella situazione, e che “chiedeva” e ripeto “chiedeva” ai familiari di farlo sottoporre ad “eutanasia”.

 Tenendo fede al suggerimento dato mi accingerò a parlare prima del dito sul quale tutti, come ipnotizzati, si sono fissati per poi decentrarmi sullo sfondo al quale nessuno mi pare abbia prestato attenzione.

La situazione presentata in trasmissione era questa: un uomo poco più che cinquantenne che da quarant’anni soffre di una grave forma di depressione chiede ai familiari che gli venga praticata l’eutanasia e rivendica alla società che la vieta (tranne che in casi particolari) il  diritto di far di sé ciò che vuole, considerandosi una cavia dei medici e dei familiari che lo curano e lo vogliono tener a forza in vita.

Da Maurizio Costanzo si presenta però, preoccupatissima, la sorella che vive insieme con il marito con lui e che chiede pubblicamente aiuto dicendo di non poter più vedere il fratello in quello stato e che prima di andare in trasmissione le ha provate tutte, ma senza il minimo successo.

Tutto il menage familiare della sorella è sconvolto dallo stato del fratello che negli ultimi tempi (da quando gli è morta la moglie) è peggiorato ed insiste con il voler farla finita, l’uomo è sempre al centro dell’attenzione, anche in studio, infatti subito si accende un concitato dibattito, sollecitato da Costanzo, tra gli ospiti in sala fra cui è presente ad hoc un famoso psichiatra, il quale dice che la depressione oggi si “cura” e che dal tunnel della depressione si può uscire.  

 Infine il colpo di scena! “il depresso” viene contattato telefonicamente, parla a fatica, ogni parola gli sembra estorta dalla bocca, con poca convinzione acconsente allo psichiatra di parlargli, e con, mi sembra,aria di sfida, risponde alle implorazioni di Costanzo e dello psichiatra di non mollare, di provare a rivolgersi ad uno psichiatra, di credere nella “guarigione, Costanzo si propone persino di andarlo a trovare a casa per parlargli, l’uomo risponde:”Se proprio vuol venire non la mando via….”.

 Questo IL DITO:il sintomo, depressione, DSM IV, nosologia e cure, vedi a pag……….

 Ora scordatevi il sintomo, il “dito”,che tanti psichiatri si fissano a voler analizzare da tutte le angolazioni , scordatevi che questa persona è rimasta vedova della moglie,che è stata sottoposta a cure farmacologiche da vari medici, (ma nessuno psichiatra,che voglia puntare subito al più noto?) con l’unico effetto di sentirsi usato come una cavia da tenere in vita, che ha la depressione da quarant’anni!!

Cercate di scorgere LO SFONDO della storia, di sbirciare dietro il sipario del sintomo, di usare l’istinto!

 E’ questa una precisa competenza dello psicologo clinico, quella di analizzare il senso delle manifestazioni anche insensate del paziente, di operare un processo di decodifica dal codice linguistico naturale, coinemico, al codice linguistico convenzionale, come dice Fornari , di leggere nell’ordine simmetrico dall’enorme calderone di immagini del pensiero asimmetrico, come insegna Matte Blanco, o di rendere attraverso l’analisi delle parole del paziente l’inesprimibile mondo del sintomo conoscibile nelle sue rappresentazioni mentali  per decodificarlo nella sua valenza simbolica, “dando forma ai suoi spettri” come dice Lacan, tutti rivisitatori di papà Freud sia chiaro.

Freud stesso in Introduzione alla psicoanalisi scrive:”Nel trattamento psicoanalitico non si procede a nient’altro che ad uno scambio di parole tra l’analizzato e il medico”.

 E allora vediamo meglio chi si presenta in trasmissione, cosa fa, cosa dice e come lo dice: innanzitutto ci va la sorella, chiede aiuto per il fratello a tutta Italia, dice che il fratello la occupa continuamente ma in realtà è lei che da quando è peggiorato si occupa incessantemente di lui, posponendo ogni sua esigenza ai suoi capricci, appare evidente come il problema sia anche il suo, cioè ha difficoltà ad avere a che fare con il fratello, non concorda con i propositi di eutanasia ma dice di non sopportarlo più, vuole insomma un’azione risolutiva, non certo la morte ma qualcosa di forte per riprendere la propria vita.

Il fratello dal canto suo, non esce più di casa da molto tempo ma chiede pubblicamente, addirittura in televisione, il ricorso all’eutanasia, descrive la sua vita come priva di interesse, dice di esser depresso da 40 anni, di voler morire, tenuto in vita con la forza dagli altri, ma non è che si uccide, dice agli altri:” toglietemi la vita”, implicandoli così violentemente in una relazione, una relazione in cui lui è l’elemento forte perché con la sua richiesta di morte li pone in uno stato di costante preoccupazione, sembra un bambino che per richiamare l’attenzione della mamma e dei vicini piange e si dispera a voce alta.

Di fronte al parere di esperti presenti in studio poi il suo atteggiamento sembra di sfida, quasi con gusto disconferma e demolisce tutte le loro proposte, tanto più che alcune di queste vengono da uno psichiatra famoso per aver curato tante persone e che adesso si arrabatta cercando le parole magiche per aiutare anche lui.

Non ho la presunzione di poter dire se quest’uomo cercasse veramente la morte o meno, piuttosto mi interessa analizzare l’agito che si è manifestato in trasmissione, significativo non è  tanto il suo desiderio di morte, ripeto, quanto  il fatto che egli non si sia mai suicidato in 40 anni (azione peraltro che veicola anch’essa un messaggio agli altri) ma abbia chiesto agli altri di sopprimerlo, il chiedere implica sempre una relazione quanto meno duale,( io chiedo qualcosa a te), e mette il soccorritore in una situazione di sollecitudine perché deve assecondare la richiesta del disagiato, se poi l’oggetto della richiesta è la morte ecco che la richiesta di sollecitudine è massima perché riguarda la sopravvivenza stessa dell’individuo.

In questo caso si può ipotizzare un tentativo da parte della sorella del depresso di collusione nei confronti dello psichiatra e di quanti la volessero aiutare, successivo alla rottura di una collusione precedente più funzionale forse dovuta alla morte della cognata, che ha ripresentato il rapporto da sempre invischiato tra i due fratelli, che sembrava aver trovato un argine nel matrimonio di entrambi, e che con la morte di uno dei due coniugi ha  sbilanciato di nuovo la situazione.

 La ricerca da parte della sorella di cure farmacologiche sempre più potenti, nonché l’appello in televisione a psichiatri ed esperti del settore per cambiare la condizione psicologica dell’uomo nascondeva probabilmente una forte scissione delle conflittualità interne proiettate sul sintomo “depressione”, lo stesso fratello usa più volte espressioni tipo “sono in balia di medici e farmaci”, “mi vogliono curare a forza”, “non voglio più essere dipendente da nessuno”, messaggi chiari del suo sentirsi veicolato, incompreso, confuso con il sintomo, sintomo che allora lui usa come “comunicatore affettivo”.

Il sintomo può fungere da elemento catalizzatore di attenzioni e conferisce a chi lo presenta il potere di cambiare le regole del gioco in base alle proprie esigenze, in questo caso forse il fratello costituiva con la sorella un caso di coppia psicosomatica, in cui la sorella fungeva da oggetto-sé regolatore dell’equilibrio psichico (Ammon 1979) per il fratello che con i suoi sintomi psicosomatici (la depressione con tutto il corollario di disturbi ad essa collegati) si assicurava la sua vicinanza fisica ed affettiva; e quanto più vedeva affievolirsi l’effetto della sua strategia tanto più disperata era la sua reazione (richiesta di eutanasia).

Con questo nuovo scenario i tentativi di aiuto, devo dire abbastanza patetici di Costanzo e dello psichiatra che si concentravano sul sintomo, colludevano appieno con la richiesta sia della sorella sia del fratello di trovare un alleato da manipolare contro l’altro, in un gioco di forze che preludeva ad un ulteriore fallimento terapeu-tico, questa volta però con una vittima importante, un noto psichiatra.

Si ritorna così al compito precipuo dello psicologo clinico e del lavoro psicoanalitico che consiste nel concepire il linguaggio come un processo di rappresentazione simbolica, privilegiando l’operazione di traduzione a livello semantico, della produzione simbolica offerta dal paziente, come insegna Lacan:” quando ha luogo qualcosa, che sembra essere un fatto ,un dato, tutto ciò non si iscrive nell’ordine del soggetto, se non a condizione di acquisire il senso-s- e di acquisire il senso nel contesto di una storia, vale a dire di un futuro a partire dal quale il fatto stesso riceve un valore significativo”, il sintomi per Lacan sono delle pagine di un libro , solo che non sono al loro posto, pagine che sono state strappate o che non si smette mai di rileggere.

Ecco perché voglio intendere il sintomo portato dalla signora con la sua domanda di aiuto come una pagina strappata da recuperare con tutto il suo valore simbolico, e il sintomo depressivo del fratello come la pagina che non smette mai di rileggere, nel caratteristico ripetersi coattivo di comportamenti  patologici un tempo funzionali per la sua economia psichica ma di cui ormai ha perduto il senso.

Dott. Sergio Antonini

Antonini, S. (2000)
Quando ci si fissa a guardare il dito...
SRM Psicologia Rivista (www.psyreview.org).
Roma, 2 maggio 2000.


 

Psyreview.org - Psychological Sciences Review | tutti i diritti riservai | all rights reserved
VIETATE LA COPIA E LA DISTRIBUZIONI ANCHE PARZIALI IN ASSENZA DI AUTORIZZAZIONE
1999-2020

 rivista aperiodica gruppo SRM Psicologia dal 1999
articoli e pubblicazioni scientifiche in tema di psicologia clinica, psicologia emotocognitiva, psicopatologia, psicologia età evolutiva, neuroscienze e scienze affini