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Psicologia Emotocognitiva nella Terapia dell'Insonnia Primaria
tecniche e applicazioni della psicologia emotocognitiva nella cura dei disturbi del sonno

Marco Baranello

Introduzione
La psicologia emotocognitiva sta proponendo costantemente nuovi aggiornamenti tecnico-scientifici al trattamento psicologico della maggior parte dei sintomi e dei disturbi psicologici (disturbi clinici, disturbi di personalità, disfunzioni sessuali e disturbi psicosomatici). Oggi il trattamento psicologico grazie a tali innovazioni risulta tra i metodi più efficaci e più brevi per la terapia di quasi ogni forma sintomatologica. Tra i disturbi trattati quelli del sonno, in particolare l'insonnia primaria o le difficoltà di addormentamento, sono tra i problemi più brevi da risolvere e soprattutto senza uso di farmaci.
La maggior parte dei pazienti trattati nei centri di terapia psicologica dagli psicologi del nostro gruppo di ricerca ed intervento in psicologia emotocognitiva risolvono i problemi di insonnia e riescono ad interrompere l'uso di farmaci in pochissimi incontri e spesso contro le loro stesse aspettative.
Sono stati messi a punto metodi clinici avanzati che fanno riferimento a nuove concezioni nel campo della psicologia clinica applicata.
Questo articolo, rivolto agli psicologi che già utilizzano le tecniche della psicologia emotocognitiva applicata, descrive in modo sintetico la metodologia clinica utilizza nel trattamento psicologico dell'insonnia primaria.

Insonnia Primaria
Così come descritto nei manuali diagnostici l'insonnia primaria si manifesta come un periodo di almeno un mese caratterizzato da una difficoltà ad iniziare o a mantenere il sonno che può comportare, durante il giorno, una forte affaticabilità.
Chi è affetto da insonnia ha un sonno generalmente non ristoratore e spesso ai sintomi d'insonnia si associano sintomi di affaticamento, sindrome da stanchezza cronica, sindrome delle gambe senza riposo, difficoltà di concentrazione, compromissione del funzionamento lavorativo (o scarso rendimento scolastico), agitazione, sintomi di natura psicosomatica, sintomi di natura ansiosa, sintomi depressivi o sintomi misti ansioso-depressivi.
Il quadro clinico varia ovviamente da individuo ad individuo e l'insonnia si può presentare con forme di lieve, moderata o grave entità. In ogni caso l'insonnia, indipendentemente dal livello di gravità, causa sensazioni di disagio alla persona ad uno o più dei seguenti livelli: personale, familiare, relazionale o lavorativo (o scolastico).
Ai disturbi del sonno, come detto, si possono associare altri disturbi e sintomatologie specifiche che spesso coinvolgono il sistema muscolare (torpori, rigidità, tensione, contratture, ecc.).
Nella sua forma più diffusa l'insonnia primaria comprende sia la difficoltà di addormentarsi che continui risvegli notturni ad intermittenza. Molte persone inoltre riferiscono di svegliarsi durante la notte sempre alla stessa ora.
La maggior parte dei pazienti trattati presso i nostri centri clinici (CTP) arriva in trattamento psicologico con una storia di tentativi farmacologici, rimedi omeopatici o tecniche di rilassamento tra le più svariate.
In realtà, attraverso lo schema ABC utilizzato in psicologia emotocognitiva, si scopre che ogni metodo di cura dell'insonnia tentato in precedenza dai nostri pazienti non ha prodotto realmente un risultato definitivo.
Oggi molti casi trattati con tecniche di psicologia emotocognitiva vengono risolti interrompendo l'assunzione da parte del paziente anche di semplici tisane rilassanti o di camomilla e applicando gli schemi di trattamento previsti.
Abbiamo infatti scoperto che l'uso di rilassanti di qualsiasi natura produce un effetto di mantenimento sintomatologico legato alla modificazione psicofisiologica derivante dalla motivazione di assunzione della sostanza indipendentemente dalla sua composizione chimica. La persona affetta da insonnia può rendersi automamente conto che la tendenza ad utilizzare costantemente farmaci o anche rimedi "fitoterapici" non permette di ottenere realmente un giovamento a lungo termine ma soltanto temporaneo.
Questo significa in poche parole che tali metodi sono soltanto palliativi e non curativi.
La maggior parte dei pazienti che vive da mesi o addirittura anni con problemi di insonnia dichiara di aver più o meno imparato a convivere con il problema.
Oggi però abbiamo a disposizione un nuovo metodo terapeutico attraverso il colloquio psicologico derivato dagli sviluppi della psicologia emotocognitiva e crediamo sia opportuno spiegare ai nostri pazienti che non occorre convivere con un problema quando oggi è risolvibile, in tempi davvero molto brevi e come ormai ripetiamo da anni, senza uso di farmaci.
L'applicazione delle tecniche della psicologia emotocognitiva alla cura dell'insonnia va ovviamente operata dallo psicologo con esperienza nel settore.
Ricordiamo allo psicologo che il processo psicofisiologico che sostiene il sintomo deriva da una tendenza all'antagonismo tra sistemi volontari ed involontari che producendo un incremento di tono muscolare offre la sensazione all'organismo di eccitazione. Tale tendenza blocca ovviamente l'attività autonoma dell'organismo di inibire l'attività di eccitazione e produrre il sonno.
Si genera nella persona che soffre di insonnia quello che la psicologia emotocognitiva ha definito "loop disfunzionale" ovvero una tendenza circolare per la quale ogni tentativo della persona di dormire produce in realtà l'effetto opposto mantenendo il sintomo dell'insonnia.
Molte persone che soffrono di insonnia primaria tendono ad andare a letto più tardi o protraggono per lungo tempo altre attività al fine di stancarsi.
Molti evitano di andare nel letto in quanto spesso hanno visto che riescono a dormire meglio su un divano. Spesso infatti tali persone si addormentano sul divano poi, quando si recano nel proprio letto, dichiarano di non riuscire a prendere sonno.
In altri casi la persona si sente molto stanca alla fine della giornata lavorativa ma, quando rientra a casa e tenta di andare a dormine non ci riesce e rimane sostanzialmente con gli occhi sbarrati agitandosi, girandosi e cercando a tutti i costi di prendere sonno.
Altre persone riescono dopo un po' ad addormentarsi ma si svegliano nel cuore della notte o prima dell'alba senza riuscire a riprendere sonno.
Ci sono moltissime forme che può assumere l'insonnia e più in generale un disturbo del sonno. Ogni forma ha comunque in comune il tentativo della persona di addormentarsi senza successo ed una tendenza all'evitamento fobico del disagio associato ai sintomi (sofferenza primaria e secondaria).
Obiettivo dell'intervento in psicologia emotocognitiva è quello di scardinare il loop disfunzionale portando i sintomi a remissione favorendo l'abbassamento dell'ipertono in modo spontaneo attraverso le tecniche di somministrazione sintomatologica specifiche.

Cura dell'Insonnia Primaria in Psicologia Emotocognitiva
Essendo il sonno un'attività involontaria dell'organismo, abbiamo notato che la tendenza volontaria di inibire l'incremento di tensione dell'organismo incrementa in realtà proprio la tensione sintomo-specifica che fa percepire all'organismo la sensazione di essere in stato di veglia.
Lo psicologo ad indirizzo di psicologia emotocognitiva interverrà quindi nel ripristinare il normale processo di funzionamento psicofisiologico dell'organismo interrompendo il loop disfunzionale (Baranello, 2006b) che tende a mantenere il disturbo del sonno.
Esistono infatti processi di pensiero e comportamenti che sostengono la sintomatologia e che, se perpetuati, possono aggravare il problema.
Anche per l'insonnia quindi cercheremo di ridurre la complessità dei processi di organizzazione sistemica fino ad intervenire, attraverso la metodologia V (nota anche come metodologia Y), esclusivamente sull'evitamento fobico della sofferenza primaria.
Abbiamo applicato lo schema ABC della psicologia emotocognitiva ai pazienti con insonnia e applicato le metodologie di inibizione dell'antagonismo tra sistema volontario ed involontario. I risultati ottenuti sono stati eclatanti. La maggior parte dei pazienti trattati ha avuto un giovamento già tra la prima e la seconda seduta con un mantenimento dei risultati a lungo termine. I pazienti che hanno deciso di interrompere, già dall'inizio del trattamento psicologico, l'assunzione di farmaci (anche omeopatici), di tecniche di rilassamento, di tisane o di metodi alternativi fino a quel momento utilizzati per dormine, sono anche coloro che hanno avuto maggiore riscontro nei tempi più brevi.
In attesa della pubblicazione dei dati ufficiali da parte del centro studi e ricerche in psicologia emotocognitiva possiamo già affermare che l'uso delle tecniche della psicologia emotocognitiva soprattutto l'applicazione dello schema ABC emotocognitivo, della metodologia V (o Y) e la produzione dell'effetto coerenza tra sistema involontario e sistema volontario stanno producendo una riduzione significativa dei tempi del trattamento portando l'intervento psicologico ad essere considerato il metodo d'elezione nella cura di quasi ogni forma di insonnia primaria dovuta a condizioni organizzative psicofisiologiche.
Lo psicologo può quindi applicare anche per l'insonnia gli schemi della psicologia emotocognitiva. Ricordiamo che prima dell'applicazione delle tecniche per obiettivi terapeutici sarà comunque necessaria una valutazione del funzionamento dell'organismo. Per questo lo psicologo utilizzerà nella prima fase del trattamento le stesse tecniche per mettere l'organismo in uno stato volontario di stress psicofisiologico. La reazione dell'organismo a tale processo permetterà allo psicologo di valutare i processi di funzionamento specifici e quindi di trattare rapidamente il disturbo portando la sintomatologia a remissione.
Nella casistica clinica trattata con lo schema ABC nessun caso è peggiorato e nessun caso è rimasto invariato. I pazienti trattati hanno ricevuto quindi un giovamento significativo dal trattamento e la quasi totalità ha avuto una remissione completa della sintomatologia.
Essendo il trattamento in psicologia emotocognitiva così efficace, qualora non si evidenziassero risultati entro un solo ciclo di trattamento, lo psicologo dovrà valutare la possibilità di interruzione dell'intervento suggerendo eventuali approfondimenti diagnostici strumentali.

Dott. Marco Baranello

riferimento bibliografico per citare questa fonte:

Baranello, M. (2008)
Psicologia Emotocognitiva per la cura dell'insonnia primaria.
Terapia psicologica breve dei disturbi del sonno.
SRM Psicologia Rivista (www.psyreview.org).
Roma, 19 gennaio 2008.

Bibliografia

Baranello, M. (2006) I concetti di sofferenza primaria e sofferenza secondaria in psicologia emotocognitiva. SRM Psicologia Rivista (www.psyreview.org). Roma, 26 giugno 2006.

Baranello, M. (2006b) Psicologia emotocognitiva: il loop disfunzionale. SRM Psicologia Rivista (www.psyreview.org). Roma, 10 marzo 2006.

 


 

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