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Marco Baranello
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| Riflessioni sulla
psicologia dei processi di sviluppo umano |
| lo sviluppo umano e la formazione
della personalità come processo psicofisiologico. |
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La sviluppo di ogni individuo è un
continuo processo di sviluppo che va dal "concepimento"
alla morte. Basandomi su questo principio penso che affetti
ed emozioni, ad esempio, che prova un adulto, non
differiscano poi molto da quelli provati da un neonato, in
virtù dell'esistenza delle stesse strutture di base che
permettono tali percezioni. Ciò che cambia è l'esperienza
soggettiva alle spalle, la propria storia, il modo di
elaborare l'informazione quindi la diversa regolazione
"psichica" di questi eventi. Questo non deve
portare a distinguere nettamente, da un punto di vista del
funzionamento mentale, un adulto da un bambino perché la
differenza nasce dal fatto che l'adulto ha fatto esperienza
di quegli stati in età precocissima e se li porta con sé,
sono diventati la base per le nuove esperienze e il
ripetersi attualizzato di quelle antiche. E' probabile che
analizzando attentamente i nostri stati affettivi, si possa
capire molto anche del periodo neonatale. Per fare un
esempio prenderò in considerazione il "vissuto di
onnipotenza" (non da tutti accettato come esistente)
del bambino di fronte ad alcune situazioni. Quale potrebbe
essere l'esperienza del bambino all'arrivo della madre che
nutre e accudisce, quando appaiono i primi segni della fame?
L'uomo sembra "programmato" a comunicare
esternamente il disagio e ciò fa pensare al fatto che
relazioni interpersonali (quindi una certa distinzione tra sé
e l'altro, tra l'Io e il non-Io) siano presenti sin
dall'inizio. Il fatto è capire come vive
"psicologicamente" (soggettivamente) il bambino
questo stato. "Io ho fame", potrebbe voler dire il
bambino, arriva un altro da-me che mi nutre. Il senso di
onnipotenza non deriva dal credere di aver creato la madre o
il cibo ma dall'aver influenzato gli eventi con il proprio
pensiero, con il proprio stato e con la comunicazione di
quello stato. Comunicare il disagio porta alla
"soddisfazione" del bisogno. Il bisogno
soddisfatto con piacere, cioè una completa esperienza
positiva di accudimento (contatto con la madre,
soddisfazione del senso di fame, gioco, comunicazione,
essere "ben" pensato, ecc.) porta il bambino a
sperimentare, se l'esperienza positiva è costante, un senso
di sicurezza e soddisfazione. In questo stesso adulto (cioè
nel bambino appena descritto arrivato all'età adulta), come
si rintraccia l'esperienza di onnipotenza nel senso di
essere stati noi ad aver influenzato "magicamente"
gli eventi? Riporto un esempio comune. A moltissime persone
è capitato di stare pensando ad un evento (una persona che
non sentiamo da molto, un vecchio film, un numero al lotto)
e questo evento, che sembrava distante, accade. Ciò che si
prova immediatamente è un senso di piacere, una
soddisfazione e un senso di competenza
"onnipotente". Proprio come se fossimo stati noi,
con il nostro pensiero, con la nostra comunicazione, ad
influenzare la realtà. Dopo avverrà una sintesi tra la
percezione iniziale e la nostra esperienza che ci farà dire
"è stata una coincidenza". Per capire bene, però,
analizziamo la nostra percezione iniziale. Forse il bambino
prova esattamente lo stesso, ma la sua minore esperienza in
fasi precocissime della vita, potrebbe non farlo giungere
immediatamente ad una razionalizzazione dell'accaduto.
Dott.
Marco Baranello
Baranello, M. (1999)
Riflessioni sulla psicologia dei processi di sviluppo umano.
SRM Psicologia Rivista (www.psyreview.org).
Roma, 08 giugno 1999.
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