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Marco Baranello
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| Teoria
degenerativa transgenerazionale (lezione IV) |
| quarta lezione di psicologia
dinamica (rubrica "lezioni di psicologia") |
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Le psicosi sono inquadrabili su una base
anatomo-clinica, poiché si pensa siano delle malattie vere
e proprie del substrato cerebrale. L'obiettivo è scoprire
le lesioni del cervello o di una parte di esso che
sottostanno al disturbo. Le psicosi, quindi, devono essere
ricondotte ad una malattia organica del cervello e sono
essenzialmente due: 1) la cosiddetta demenza precoce,
successivamente chiamata schizofrenia, che riguarda
soprattutto il funzionamento dei pensieri e dell'attività
mentale intellettiva; l'attività mentale non funzionerebbe
adeguatamente poiché scissa; 2) e la malattia
dell'affettività che è la psicosi maniaco-depressiva
definita anche come psicosi distimica o psicosi
circolare.
C'è poi tutto un altro ambito del disturbo psichico che
costituisce l'ambito delle nevrosi.
Il modello di base per l'interpretazione
delle nevrosi non è tanto anatomo-clinico ma piuttosto un
modello energetico. E' come se il sistema nervoso fosse
scarsamente provvisto di energia o come se questa fosse mal
distribuita. La grande nevrosi di base è la cosiddetta neuroastenia,
la nevrosi neuroastenica. Ci sarebbe assenza di volontà, di
progettualità ed incapacità a sostenere le frustrazioni
sia in senso cronico, sia in senso critico.
La neuroastenia si traduce in un cattivo funzionamento di
tutta la macchina organismica: può esserci quindi cattiva
digestione, pressione bassa, sono individui spesso
cagionevoli, ecc.
Nell'ambito della visione riduzionista le
nevrosi ed in particolare la neuroastenia, vengono
ricondotte ad una cattiva dinamica energetica. I
riduzionisti pensano che anche l'energia cosiddetta psichica
sia da riportare a dei processi fisico-chimici. Mentre le
grandi psicosi vengono intese su una base anatomo-clinica e
le nevrosi, come abbiamo visto, su una base disfunzionale
disenergetica, troviamo una teoria che mette in campo
l'ereditarietà.
Queste persone sono affette da tali malattie poiché
apparterrebbero a ceppi nei quali c'è un deficit ereditario
del funzionamento nervoso. La concezione dell'ereditarietà
è una concezione che domina fortemente la psichiatria.
Esistono dei ceppi familiari gravati da questa deficienza
energetica, che devono essere considerati come ceppi
degenerati; questa viene appunto definita come la teoria
della degenerazione, nel senso che ad un certo punto
della storia generazionale di queste persone è accaduto
qualcosa che ha compromesso il corretto funzionamento del
sistema nervoso; si pensa che in certi ambiti familiari
fossero intervenute o delle malattie o delle cattive
abitudini come ad esempio l'alcolismo.
Le nevrosi vengono fatte rientrare in qualcosa che alla base
ha una cattiva organizzazione energetica del sistema nervoso
ma che come cause ha tutte queste possibili influenze
ambientali.
La teoria della degenerazione cerca di dare
una spiegazione ai fenomeni neuroastenici, ma poi travalica
da questo ambito medico-nosografico per diventare una sorta
di concezione di tutte le persone che sembrano inadeguate a
vivere, oppure che vivono in modo disordinato. Qui
l'alcolismo, la sifilide, le perversioni sessuali, la
prostituzione, la delinquenza, diventano una sorta di grande
quadro che fa parte di questa teoria: sarebbero persone
degenerate sia in senso neurologico che in senso morale. Il
termine "morale" ha significato sia di
"psichico" che di "morale" vs
"immorale". Fino all'800 continua ad esserci una
confusione tra questi due significati del termine morale.
La teoria della degenerazione viene
elaborata nel modo più interessante da uno psichiatra
francese di nome Morél, il quale afferma che le cose
iniziano negli avi con il fatto che qualche appartenente ad
un certo gruppo familiare denuncia di avere un sistema
nervoso un po' compromesso. Queste persone produrranno una
prole maggiormente compromessa rispetto ai genitori. Così,
da questi primi individui neuroastenici, nasceranno delle
persone dedite ad esempio al bere, con uno scarso senso
morale, e così via.
La generazione successiva presenterà casi ancora più
compromessi, fino alla quarta generazione dove troveremo in
maggior numero gli "idioti", i "pazzi" e
delle persone che sostanzialmente diventano sterili ed
infecondi per cui la degenerazione si fermerebbe.
E' come se la teoria della degenerazione includesse una
specie di fattore etico per cui i ceppi degenerati finiscono
per estinguersi poiché inadatti alla vita.
Questa è la teoria transgenerazionale di Morél, che
prelude, in qualche misura, ad una teoria evoluzionistica,
nel senso che alla fine, i più deboli sarebbero costretti a
soccombere. E' come se l'organismo sociale eliminasse le sue
componenti più inquinate, meno sane, più malate. Questa
teoria degenerativa transgenerazionale verrà poi calata
nell'ambito della teoria evoluzionistica di Darwin.
Si comincia a pensare che questi ceppi siano sempre stati
compromessi, nel senso che i degenerati gravi siano
semplicemente l'espressione di un deficit evolutivo.
Dott.
Marco Baranello
Baranello, M. (2003)
Lezioni di psicologia dinamica:
teoria degenerativa transgenerazionale
(lez. 4).
SRM Psicologia Rivista (www.psyreview.org).
Roma, 14 giugno 2003.
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