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Teoria degenerativa transgenerazionale (lezione IV)
quarta lezione di psicologia dinamica (rubrica "lezioni di psicologia")

Le psicosi sono inquadrabili su una base anatomo-clinica, poiché si pensa siano delle malattie vere e proprie del substrato cerebrale. L'obiettivo è scoprire le lesioni del cervello o di una parte di esso che sottostanno al disturbo. Le psicosi, quindi, devono essere ricondotte ad una malattia organica del cervello e sono essenzialmente due: 1) la cosiddetta demenza precoce, successivamente chiamata schizofrenia, che riguarda soprattutto il funzionamento dei pensieri e dell'attività mentale intellettiva; l'attività mentale non funzionerebbe adeguatamente poiché scissa; 2) e la malattia dell'affettività che è la psicosi maniaco-depressiva definita anche come psicosi distimica o psicosi circolare.
C'è poi tutto un altro ambito del disturbo psichico che costituisce l'ambito delle nevrosi.

Il modello di base per l'interpretazione delle nevrosi non è tanto anatomo-clinico ma piuttosto un modello energetico. E' come se il sistema nervoso fosse scarsamente provvisto di energia o come se questa fosse mal distribuita. La grande nevrosi di base è la cosiddetta neuroastenia, la nevrosi neuroastenica. Ci sarebbe assenza di volontà, di progettualità ed incapacità a sostenere le frustrazioni sia in senso cronico, sia in senso critico.
La neuroastenia si traduce in un cattivo funzionamento di tutta la macchina organismica: può esserci quindi cattiva digestione, pressione bassa, sono individui spesso cagionevoli, ecc.

Nell'ambito della visione riduzionista le nevrosi ed in particolare la neuroastenia, vengono ricondotte ad una cattiva dinamica energetica. I riduzionisti pensano che anche l'energia cosiddetta psichica sia da riportare a dei processi fisico-chimici. Mentre le grandi psicosi vengono intese su una base anatomo-clinica e le nevrosi, come abbiamo visto, su una base disfunzionale disenergetica, troviamo una teoria che mette in campo l'ereditarietà.
Queste persone sono affette da tali malattie poiché apparterrebbero a ceppi nei quali c'è un deficit ereditario del funzionamento nervoso. La concezione dell'ereditarietà è una concezione che domina fortemente la psichiatria. Esistono dei ceppi familiari gravati da questa deficienza energetica, che devono essere considerati come ceppi degenerati; questa viene appunto definita come la teoria della degenerazione, nel senso che ad un certo punto della storia generazionale di queste persone è accaduto qualcosa che ha compromesso il corretto funzionamento del sistema nervoso; si pensa che in certi ambiti familiari fossero intervenute o delle malattie o delle cattive abitudini come ad esempio l'alcolismo.
Le nevrosi vengono fatte rientrare in qualcosa che alla base ha una cattiva organizzazione energetica del sistema nervoso ma che come cause ha tutte queste possibili influenze ambientali.

La teoria della degenerazione cerca di dare una spiegazione ai fenomeni neuroastenici, ma poi travalica da questo ambito medico-nosografico per diventare una sorta di concezione di tutte le persone che sembrano inadeguate a vivere, oppure che vivono in modo disordinato. Qui l'alcolismo, la sifilide, le perversioni sessuali, la prostituzione, la delinquenza, diventano una sorta di grande quadro che fa parte di questa teoria: sarebbero persone degenerate sia in senso neurologico che in senso morale. Il termine "morale" ha significato sia di "psichico" che di "morale" vs "immorale". Fino all'800 continua ad esserci una confusione tra questi due significati del termine morale.

La teoria della degenerazione viene elaborata nel modo più interessante da uno psichiatra francese di nome Morél, il quale afferma che le cose iniziano negli avi con il fatto che qualche appartenente ad un certo gruppo familiare denuncia di avere un sistema nervoso un po' compromesso. Queste persone produrranno una prole maggiormente compromessa rispetto ai genitori. Così, da questi primi individui neuroastenici, nasceranno delle persone dedite ad esempio al bere, con uno scarso senso morale, e così via.
La generazione successiva presenterà casi ancora più compromessi, fino alla quarta generazione dove troveremo in maggior numero gli "idioti", i "pazzi" e delle persone che sostanzialmente diventano sterili ed infecondi per cui la degenerazione si fermerebbe.
E' come se la teoria della degenerazione includesse una specie di fattore etico per cui i ceppi degenerati finiscono per estinguersi poiché inadatti alla vita.
Questa è la teoria transgenerazionale di Morél, che prelude, in qualche misura, ad una teoria evoluzionistica, nel senso che alla fine, i più deboli sarebbero costretti a soccombere. E' come se l'organismo sociale eliminasse le sue componenti più inquinate, meno sane, più malate. Questa teoria degenerativa transgenerazionale verrà poi calata nell'ambito della teoria evoluzionistica di Darwin.
Si comincia a pensare che questi ceppi siano sempre stati compromessi, nel senso che i degenerati gravi siano semplicemente l'espressione di un deficit evolutivo.

Dott. Marco Baranello

Baranello, M. (2003)
Lezioni di psicologia dinamica:
teoria degenerativa transgenerazionale (lez. 4).
SRM Psicologia Rivista (www.psyreview.org).
Roma, 14 giugno 2003.


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