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Marco Baranello
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| Principi di Diagnosi e Cura della
Bulimia Nervosa
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| valutazione fenomenologica della
bulimia nervosa e possibilità di trattamento
psicologico |
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I
Sintomi della Bulimia Nervosa
Utilizziamo, per pure
finalità diagnostiche, il Manuale Diagnostico e Statistico
dei Disturbi Mentali (DSM). Il DSM-IV (APA, 1994) propone una
serie di criteri fenomenologici generali ai fini di una
valutazione diagnostica di Bulimia Nervosa (disturbo
dell'alimentazione)
A. Ricorrenti abbuffate. Una abbuffata è caratterizzata
da entrambi i seguenti :
1) Mangiare in un definito periodo di tempo (ad esempio
un periodo di due ore), una quantità di cibo
significativamente maggiore di quello che la maggior parte
delle persone mangerebbe nello stesso tempo e in
circostanze simili.
2) Sensazione di perdere il controllo durante
l'episodio (ad es. di non riuscire a smettere di mangiare
o a controllare cosa e quanto si sta mangiando).
B. Ricorrenti ed inappropriate condotte compensatorie per
prevenire l'aumento di peso, come vomito autoindotto, abuso
di lassativi, diuretici, enteroclismi o altri farmaci,
digiuno o esercizio fisico eccessivo.
C. Le abbuffate con condotte compensatorie si verificano
entrambe in media almeno due volte alla settimana per tre
mesi.
D. I livelli di autostima sono indebitamente influenzati
dalla forma e dal peso corporei.
E. L'alterazione non si manifesta esclusivamente nel
corso di episodi di Anoressia Nervosa.
Specificazione del sottotipo:
Con condotte di eliminazione: nell'episodio
attuale di Bulimia Nervosa il soggetto ha presentato
regolarmente vomito autoindotto o uso inappropriato di
lassativi, diuretici o enteroclismi.
Senza condotte di eliminazione: nell'episodio
attuale il soggetto ha utilizzato regolarmente altri
comportamenti inappropriati, quali il digiuno o l'esercizio
fisico eccessivo, ma non si dedica regolarmente al vomito
autoindotto o all'uso inappropriato di lassativi, diuretici
o enteroclismi.
L'Intervento Psicologico per
Pazienti Bulimici e Bulimiche
Quando parliamo di intervento psicologico ci
riferiamo essenzialmente ad un trattamento in setting
clinici di tipo sanitario che comprendono la diagnosi, la
cura e la riabilitazione.
Esistono molti interventi che definiamo
"psicologici" per la terapia della bulimia
nervosa. Ogni modello teorico ha una propria concezione
della sintomatologia e ciò orienterà anche il tipo di
intervento.
Se considerassimo i sintomi della bulimia nervosa come
epifenomeni di una patologia la cui origine è da
rintracciare nei meandri dell'inconscio e se ritenessimo che
l'effetto terapeutico si avesse soltanto quando tutto il
materiale inconscio e rimosso sia venuto alla luce e quindi
elaborato, allora, è molto probabile che l'intervento sia
di tipo psicoanalitico e che i tempi per la risoluzione
della situazione di disagio possano essere molto lunghi.
Se invece ritenessimo che, qualsiasi siano le cause che
abbiano generato il problema, ciò di cui la persona soffre
sia quello che è oggi evidente e che per risolvere un
problema fosse sufficiente intervenire su quei processi che,
nonostante le cause passate, continuano a mantenere ancora
adesso il problema o, in molti casi, continuano a
peggiorarlo, allora forse parliamo di un approccio
relativista-costruttivista e l'intervento può essere molto più breve.
Questo però non è un articolo per dibattere su cosa sia
migliore o peggiore in termini di opinioni, per questo sono
sufficienti i dati sulle prove di efficacia degli interventi
che dimostrano come gli interventi che mirano a scardinare i
processi ridondanti che mantengono il sintomo sono più
efficaci ed in tempi brevi.
Ci interessa sapere se un paziente con un
disturbo dell'alimentazione come la bulimia possa uscirne
nei tempi più brevi possibili per il proprio caso,
migliorando la qualità della propria vita e del sistema in
cui la persona vive. Ci interessa sapere, in poche parole,
quanto, alla luce delle attuali conoscenze psicologiche, sia
probabile che la bulimia possa essere risolta come sintomo o
comunque quanto può essere migliorata la vita della persona
che ne soffre.
L'intervento psicologico è oggi uno dei trattamenti più
efficaci. Lo psicologo cercherà di attivare un
processo diagnostico-differenziale e di valutazione globale
del funzionamento della persona al fine di pianificare un
intervento mirato costruito ad hoc per il paziente.
E' interessante citare che in psicologia emotocognitiva (Baranello),
la diagnosi ed il trattamento avvengono contemporaneamente.
Attraverso il colloquio psicologico l'effetto terapeutico e quello
diagnostico non sono nettamente differenziati. Questo
permette al paziente, già durante la prima breve fase di
valutazione, di sperimentare un cambiamento, spesso
considerevole.
Lo psicologo valuterà se sia sufficiente un intervento
individuale (nella maggior parte dei casi) o se
sia necessario un intervento psicologico di tipo familiare
anche indiretto.
Lo psicologo cercherà di valutare,
attraverso un attento processo che tecnicamente chiamiamo
"ascolto attivo", quali siano i comportamenti
disfunzionali del paziente e quali processi psicofisiologici
(pensiero, percezione, emozioni, ecc.) stiano alla base di
tale fenomeno. Valuterà altresì come il paziente si muove
nel proprio contesto di vita, come si comporta, cosa pensa,
come reagisce e, come siano le sue relazioni con il proprio
livello di realtà o "campo di esperienza"
(famiglia, lavoro, scuola, amicizie, ecc.).
Alla fine dei colloqui di valutazione preliminari, che come
abbiamo detto non si distinguono nettamente dall'intervento
terapeutico psicologico, emergerà
una quadro specifico di funzionamento globale del paziente
con bulimia e del sistema in cui vive che mantiene il problema.
La bulimia nervosa va considerata un disagio di tipo
psico-sociale; nella maggior parte dei casi gli aiuti da
parte di famiglie ed amici, dettati più dal "senso comune"
(quindi teoricamente giusti in senso morale), potrebbero
aggravare il problema stesso, ovvero potrebbero non
funzionare.
Lo psicologo procederà con un intervento mirato teso a
riorganizzare (diremo armonizzare in psicologia
emotocognitiva) le risorse del paziente e del suo contesto
in modo da favorire un processo funzionale teso alla
remissione della sintomatologia.
Dai dati clinici a nostra disposizione, emerge, ad esempio,
che le pazienti bulimiche hanno nella maggior parte dei casi
due tipologie sottostanti di organizzazione disfunzionale di personalità:
una dello spettro ansioso-ossessivo (disturbo dipendente,
evitante ed ossessivo-compulsivo di personalità) ed una
dello spettro "borderline" (disturbo borderline e
disturbo istrionico in prevalenza).
Questo dato diagnostico è importante perché orienterà il
trattamento in una direzione completamente diversa rispetto
a quando il disturbo bulimico è considerato puro od in
comorbilità con altri disturbi di asse I o asse II (DSM-IV).
In questi casi il trattamento psicologico seguirà una
doppia linea contemporaneamente: 1) il tentativo di
remissione della sintomatologia; 2) il rafforzamento della
stabilità dell'identità, dell'immagine di sé e dell'umore,
che spesso risultano contemporaneamente alterati.
Se lo psicologo non seguisse questa doppia linea di
intervento, il rischio sarebbe quello o dello spostamento
del sintomo o di una rapida ricaduta in caso di remissione
parziale oppure l'inefficacia dell'intervento nei confronti
della sintomatologia.
Questo perché, sembrerebbe, che rendere più forte o più
sicura la persona della propria identità non è la strada
più efficace per la risoluzione del disturbo mentre la
remissione del disturbo, dal punto di vista sintomatologico,
potrebbe rendere più forte e sicuro il paziente delle
proprie risorse rinforzando così la propria autostima e
stabilizzando le alterazioni dell'immagine di sé e
dell'umore (rafforzare l'Io) così frequenti nei pazienti
bulimici.
Il trattamento sembrerebbe più efficace e allo stesso tempo
più rapido attraverso il colloquio psicologico.
La Bulimia è un disturbo che spesso non è
visibile. La famiglia ed il contesto di vita del paziente
bulimico potrebbero non accorgersi della sintomatologia
poiché, in molti casi, il peso del paziente è stabile in
virtù della presenza di condotte compensatorie.
La famiglia od il partner del paziente bulimico potrebbe però
accorgersi di altri comportamenti disfunzionali che, però,
in molti casi, sembrerebbero tratti caratteristici della
persona come le alterazioni e le rapide oscillazioni
dell'umore, dell'immagine di se stessi e degli altri, gli
scatti di ira o di rabbia, oppure altre condotte considerate
impulsive, l'eccessiva dipendenza ovvero la richiesta di
continue rassicurazioni.
Il vomito non è l'unica condotta compensatoria, esistono
anche altri metodi messi in pratica dai pazienti bulimici,
come l'uso di lassativi, diuretici, enteroclismi o
l'eccessivo esercizio fisico.
L'abbuffata nel paziente con bulimia nervosa è caratterizzata
spesso da
un'assenza del piacere. Il gusto viene meno come dimostrano
i casi in cui le pazienti raccontano di ingerire cibi ancora
surgelati. Molte pazienti bulimiche affermano che durante
l'abbuffata è come se si vedessero dall'alto o come se non
fossero comunque loro ad ingurgitare quelle ingenti quantità
di cibo in un tempo così ridotto; questo fenomeno è noto
come depersonalizzazione ed è un tratto dissociativo, come
lo è un altro fenomeno definito derealizzazione durante il
quale il paziente può sentire estraneo l'ambiente intorno a
se.
Il disturbo non va sottovalutato, il problema non è legato
al peso forma. Il paziente bulimico rischia di andare
incontro a gravi lesioni o gravi problemi cardio-vascolari.
A quel punto, l'intervento psicologico potrà essere soltanto
di sostegno durante le cure mediche.
Prevenire l'aggravarsi del problema è una necessità e
l'intervento psicologico è la forma più efficace
per raggiungere tale obiettivo.
Come per la maggior parte dei disturbi mentali e dei
problemi psicologici e psico-sociali, anche per la bulimia
nervosa, quello psicologico è attualmente l'intervento
clinico-sanitario da prendere in considerazione per
prevenzione, diagnosi e cura.
Dott.
Marco Baranello
Baranello, M. (2004)
Principi di diagnosi e cura della bulimia nervosa.
SRM Psicologia Rivista (www.psyreview.org).
Roma, 22 dicembre 2004.
Riferimenti
Bibliografici
American Psychiatric Association
(1994) Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi
Mentali, IVa ed. (DSM-IV). Masson, Milano
1996.
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