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Disturbo di
Conversione. Sintomi e Diagnosi
Il disturbo di conversione (DSM-IV) è un disturbo
somatoforme che, dal punto di vista fenomenologico, ovvero
basato sulla descrizione dei sintomi rilevabili, si
caratterizza da:
-
Uno o più sintomi o deficit
riguardanti funzioni motorie volontarie o sensitive, che
suggeriscono una condizione neurologica o medica
generale.
-
Si valuta che qualche
fattore psicologico sia associato col sintomo o col
deficit, in quanto l'esordio o l'esacerbazione del
sintomo o del deficit è preceduto da qualche conflitto o
altro tipo di fattore stressante.
-
Il sintomo o deficit non è
intenzionalmente prodotto o simulato (come nei Disturbi
Fittizi o nella Simulazione).
-
Il sintomo o deficit non
può, dopo le appropriate indagini, essere pienamente
spiegato con una condizione medica generale, o con gli
effetti diretti di una sostanza, o con una esperienza o
comportamento culturalmente determinati.
-
Il sintomo o deficit causa
disagio clinicamente significativo, o menomazione nel
funzionamento sociale, lavorativo, o in altre aree
importanti, oppure richiede attenzione medica.
-
Il sintomo o deficit non è
limitato a dolore o disfunzioni sessuali, non si
manifesta esclusivamente in corso di Disturbo di
Somatizzazione, e non è meglio spiegabile con qualche
altro disturbo mentale.
Lo psicologo dovrà ricordare, qualora utilizzasse il DSM-IV come sistema di classificazione di codificare
tipo di sintomo o deficit:
Con Sintomi o Deficit Motori Con Attacchi Epilettiformi o Convulsioni Con Sintomi o Deficit Sensitivi Con Sintomatologia Mista.
La diagnosi su base
fenomenologica va effettuata con estrema attenzione ma da
sola non è sufficiente per pianificare un trattamento
psicologico. In psicologia emotocognitiva è infatti
necessaria una valutazione dei complessi processi che
sostengono la sintomatologia e che definiamo diagnosi del
funzionamento. Lo psicologo ad indirizzo di psicologia
emotocognitiva valuterà infatti lo specifico modo in cui la
persona si sta organizzando in funzione dei sintomi. I
processi di organizzazione sistemica sintomo-relativi
coinvolgono generalmente non soltanto il paziente ma anche
il proprio ambiente di vita, dal lavoro alle relazioni
intime e sociali.
I sintomi di conversione che
più frequentemente presentano i pazienti che si rivolgono
presso i nostri studi di psicologia emotocognitiva
comprendono fenomeni contenuti in range di gravità
sintomatologica piuttosto ampi tra cui:
-
nodo alla gola
(classicamente definito bolo isterico)
-
sensazione di
restringimento alla gola con conseguente difficoltà
nella deglutizione. I pazienti spesso parlando di
sentire un forte dolore e fastidio nell'ingoiare cibi
solidi. Alcuni si limitato all'assunzione di liquidi
oppure ad ingoiare soltanto cibo ridotto in piccoli
pezzi oppure frullato. Una reazione molto frequente per
cercare di controllare la sensazione di fastidio che può
anche essere costante è quella di deglutire
continuamente.
-
paralisi o forte rigidità
muscolare
-
attacchi simili a quelli
epilettici e convulsioni motorie
-
perdita di sensibilità
-
diplopia (vederci doppio)
-
a volte cecità o sordità
non dovute a condizioni mediche generali
-
allucinazioni
I sintomi di conversione
appaiono al paziente e ai propri familiari come sintomi
fortemente invalidanti e gravi e l'assenza di una
chiara condizione medica che possa spiegarli, fa percepire
alla persona di essere di fronte ad una malattia gravissima,
quasi sconosciuta.
In psichiatrica questo tipo di pazienti viene ancora oggi
trattato con psicofarmaci che, come i nostri pazienti
dichiarano, non risolvono realmente il problema. Spesso,
anzi, l'uso di farmaci conferma psicologicamente al paziente
di essere malato. Come ogni psicologo ad orientamento di
psicologia emotocognitiva sa, ad una percezione ovvero ad
un'aspettativa, corrisponde una reazione ovvero azioni,
pensieri, comportamenti conseguenti la percezione.
Percepirsi malato fa agire il paziente da malato e le
persone che stanno intorno al paziente si rapporteranno ad
esso come se fosse malato e, attraverso un sistema di
retroazione, tali azioni confermano necessariamente la
percezione. Si instaura quello che in psicologia
emotocognitiva è ormai noto come "loop disfunzionale" (Baranello,
2006). La valutazione delle variabili che entrano in gioco
nel sostenere e mantenere il loop disfunzionale è
l'obiettivo della prima fase dell'intervento psicologico.
Una chiara valutazione di tali aspetti permette di orientare
il trattamento psicologico finalizzato alla rottura del loop
disfunzionale e al ripristino di un normale processo di
funzionamento dell'organismo.
Valutazione
dei Processi di Funzionamento ed Organizzazione Sistemica
Lo psicologo deve tenere in
considerazione quindi, oltre i sintomi descritti, anche tutti i
comportamenti, pensieri, azioni del paziente e del suo
contesto di vita che sono stati messi in atto nel tentativo,
autonomo, di risolvere la sintomatologia. Lo psicologo ad
indirizzo di psicologia emotocognitiva valuterà altresì
eventuali altri tentativi terapeutici precedenti.
Questa valutazione permette di sapere come la persona e, lo
ricordiamo, il proprio contesto, si stiano organizzando in
funzione della sintomatologia. Valutati tali processi
organizzativi si
ottiene una visione completa di ciò che sta mantenendo il
sintomo e di ciò che potrebbe aggravarlo. In questo modo lo
psicologo ad indirizzo di psicologia emotocognitiva saprà organizzare le risorse bio-psico-sociali
della persona al fine di un trattamento psicologico in tempi
brevi e, soprattutto, senza uso di farmaci. Come vedremo nel
paragrafo dedicato alla terapia psicologica, lo psicologo
organizza gli stessi processi che hanno sviluppato ed
organizzato la sintomatologia in senso funzionale. Di fatto
abbiamo dimostrato in questi anni di studi ed interventi
clinici che tali processi sono reversibili attraverso l'uso
tecnico del colloquio psicologico.
Sappiamo, in psicologia
emotocognitiva, che ogni sintomo, di per sé, rappresenta un
tentativo di soluzione delle tensioni messo in atto
autonomamente dall'organismo. I sintomi di conversione
riguardano funzioni motorie, sia volontarie che sensitive, e
producono manifestazioni sintomatologiche che difficilmente
il paziente può associare spontaneamente ad una condizione di tipo
psicologico. La psicologia emotocognitiva ci ha insegnato
però che la psiche è un processo fisiologico superiore di un
organismo in grado di organizzare tutta la sua fisiologia. I
sintomi associati al disturbo di conversione sono percepiti
dal paziente come qualcosa di cui liberarsi ovvero sono,
nella maggior parte dei casi, egodistonici. La persona si
rende conto della sintomatologia e ne soffre ma percepisce
allo stesso tempo l'impossibilità di controllare la
situazione. Tale sensazione, perpetuata nel tempo, crea una
percezione di impotenza (il noto "è più forte di me") che
spesso produce delle alterazioni dell'umore in senso
depressivo che risultano reattive e secondarie rispetto al
disturbo di conversione.
Il disturbo di conversione,
come tutti i disturbi somatoformi, può essere definito come
un disturbo a base ansiosa. Il paziente che soffre di
sintomi di conversione è generalmente un paziente che tende
al controllo, nucleo centrale della sua personalità. I
sintomi di conversione rappresentano un'azione non
volontaria dell'organismo che sfugge al controllo
volontario-razionale del paziente. Questa perdita di
gestione della propria vita tende a produrre, come abbiamo
detto, sintomi depressivi. I sintomi depressivi
reattivi-secondari nascono dall'ansia del paziente di voler
risolvere il problema al più presto. Il gap tra
l'aspettativa di risolvere velocemente il problema e la
realtà dei fatti che dimostra come il disturbo non riesca a
risolversi agendo su base volontaria, attiva un antagonismo
tra sistemi dell'organismo che generano tensione. Tale
tensione, essendo il sintomo una risposta a stati tensivi
centrali e periferici dell'organismo, viene risolta dal
corpo proprio attraverso un sintomo o più sintomi a base
ansiosa, ovvero con la presenza di un disturbo.
La sintomatologia genera nel soggetto uno stato di
sofferenza (termine generico utilizzato in termini
fisiologici e non retorico-filosofici). Tale sofferenza è
non tollerata dal soggetto che ha la tendenza spontanea ad
agire in modo volontario per evitare lo stato di disagio.
L'evitamento dello stato di disagio viene definito, in
psicologia emotocognitiva, di tipo fobico. La persona si
trova ad avere paura non più dei sintomi di per sé ma del
profondo stato di angoscia e sofferenza che i sintomi
producono.
A questo punto il soggetto tende ad evitare la sofferenza.
La psicologia emotocognitiva ha definito tale fenomeno
"evitamento fobico della sofferenza". Il tentativo di
evitare la sofferenza che, essendo primaria (Baranello,
2006), è in realtà inevitabile genera il paradosso
emotocognitivo "evitare l'inevitabile". Tale paradosso
genera un conflitto tra sistemi che diventano antagonisti.
Tale antagonismo genera tensione e la tensione l'organismo
tenta di risolverla attraverso espressioni sintomatologiche.
Nel tentativo di evitare il sintomo, o meglio la sofferenza
associata ai sintomi di conversione, il paziente si ritrova
in realtà a soffrire di quella che la psicologia
emotocognitiva ha definito sofferenza secondaria (ibidem).
Lo psicologo dovrà quindi valutare le
variabili che sostengono il disturbo ed agirà su tali
variabili al fine di portare il sintomo a remissione in
tempi brevi.
Sintomi e
Disturbi Associati
Oltre i sintomi di tipo
depressivo ci sono altri disturbi in comorbidità con il
disturbo di conversione che, nella maggior parte dei casi,
sono sempre problematiche a base ansiosa. Sono frequenti
altri disturbi somatoformi come il disforfismo corporeo (ex
dismorfobia), sintomi psicosomatici, disturbi algici (legati
a dolore), ipocondria, nonché tutta la gamma dei disturbi
d'ansia, disturbi di natura sessuale (è molto frequente
dispareunia ovvero dolore legato al coito), disturbi
alimentari, sintomi dissociativi fino a disturbi di
personalità del cluster C (personalità evitante, dipendente
ed ossessivo-compulsiva).
Il clinico dovrà valutare con
attenzione che non ci siano altri disturbi in grado di
spiegare meglio i sintomi somatoformi e presterà attenzione
ad escludere quelle condizioni mediche generali o uso di sostanze
che potrebbero, da sole, giustificare la sintomatologia.
Terapia Psicologica del
Disturbo di Conversione in Psicologia Emotocognitiva
I pazienti che si rivolgono presso un centro di
psicologia emotocognitiva, dato che i sintomi di conversione
investono le funzioni motorie, si sono nella maggior parte
dei casi rivolti in precedenza ad un medico e molto spesso
sono passati per neurologi e psichiatri. La maggior parte
degli interventi di natura medica sono di tipo
farmacologico. Vengono generalmente prescritti farmaci con
azione ansiolitica spesso associati a farmaci con azione
antidepressiva. L'effetto prodotto dai farmaci è un effetto
generalmente opposto, stando a quanto dichiarano i nostri
pazienti, a quello auspicato. Il farmaco infatti non sembra
risolvere la sintomatologia ma viene spesso assunto con il
timore che interrompere l'assunzione possa aggravare il
problema. Un'azione terapeutica in psicologia è avvenuta
quando si può interrompere il trattamento e di fatto la
persona risulta guarita. Gli psicofarmaci sono in realtà
palliativi nella maggior parte dei casi. Quando funzionano
hanno un'azione provvisoria piuttosto breve dopodiché la
persona è costretta a farne uso nuovamente. Il farmaco
produce un'azione però patogenetica a prescindere dal suo
effetto chimico. L'assunzione del farmaco infatti conferma
al paziente la percezione di essere malato. Come abbiamo
visto tale percezione genera reazioni relative ovvero la
persona si comporta da malato. Altre azioni patogenetiche
ovvero in grado di sviluppare e mantenere la sintomatologia
sono anche l'uso di tecniche di rilassamento, l'evitamento,
le richieste di rassicurazione e aiuto, l'uso tranquillanti
omeopatici, ecc. Sono tutte azioni che confermano al
paziente il disturbo anziché risolverlo.
L'effetto
terapeutico, prodotto dall'uso tecnico del colloquio
psicologico attraverso le metodologie derivate
dall'approccio sistemico-relativista della psicologia
emotocognitiva, è prodotto dallo sblocco delle situazioni di
antagonismo tra sistemi dell'organismo. Lo psicologo agisce
nella riduzione delle tensioni centrali (ecco perché non usa
tecniche di rilassamento che invece agiscono su sistemi
periferici). L'obiettivo della psicologia emotocognitiva è
agire sui processi che generano e sostengono i sintomi di
conversione. Tali processi sono reversibili pertanto possono
essere modificati dallo stesso organismo senza interventi
farmacologici.
A differenza dei vecchi metodi psicologici, la psicologia
emotocognitiva non focalizza l'attenzione sulle presunte ed
arbitrarie cause inconsce simboliche associate al sintomo,
né sulle relazioni o situazioni del passato del soggetto.
Chi ha provato vecchie forme di terapia sa che spesso il
terapeuta agisce cercando di far capire, di interpretare, di
lavorare sui simboli e sulle relazioni. Questi vecchi
approcci in genere hanno una lunghissima durata e raramente
producono effetti terapeutici di remissione sintomatologica.
In psicologia emotocognitiva le cose sono molto diverse. Non
c'è focalizzazione sul contenuto simbolico ma sui processi
psicofisiologici che sostengono il sintomo oggi e che
potrebbero aggravarlo nel futuro. Abbiamo più volte ripetuto
che tali processi sono reversibili nella quasi totalità dei
casi ed è per questo che l'uso del farmaco non viene preso
in considerazione.
La psicologia emotocognitiva si differenzia anche dai metodi
strategici in quanto, pur condividendo alcune prescrizioni,
non basa la sua azione terapeutica sull'inganno o su
tecniche di ipnosi senza trance ma, grazie al nuovissimo
schema ABC utilizzato anche per il trattamento crea una
forte compliance con il paziente che sa dall'inizio come
funziona il suo organismo ed i motivi di ciò che si farà. Il
paziente controlla ed è sempre consapevole di ogni azione
clinica. Tutto il trattamento, in psicologia emotocognitiva,
viene ridotto ad un intervento psicologico per l'evitamento
fobico della sofferenza associata ai sintomi di conversione.
Gli sviluppi della psicologia emotocognitiva stanno
permettendo di risolvere in tempi davvero molto brevi e con
alte aspettative di efficacia sintomi di conversione che,
ancora oggi, in alcuni contesti, si pensa siano quasi
cronici.
I casi più frequenti risolti in tempi brevissimi riguardano
soprattutto nodo alla gola, sensazione di restringimento
alla gola e difficoltà nella deglutizione.
Un recente caso risolto in pochissime sedute ha riguardato
un paziente con forte rigidità muscolare tale da produrre
paralisi e sintomi epilettoformi nonché diplopia e fasi di
cecità transitoria. Il paziente soffriva del disturbo da più
di un anno, tutti i giorni, ed era sotto cura farmacologica
con ansiolitici. Tutta la sua vita era organizzata in
funzione del sintomo così come la vita dei propri familiari.
Non usciva più di casa ed aveva rinunciato alla propria
attività lavorativa.
E' stato applicato e ripetuto per quattro sedute lo schema
ABC sostituendo ogni volta alle variabili nuovi contenuti,
sempre più dettagliati. Si è proceduto quindi con tecniche
di prescrizione sintomatologica rendendole lineari secondo
lo schema ABC anziché paradossali. Il primo effetto
terapeutico evidente si è avuto in terza seduta con una
riduzione a tre volte a settimana dei sintomi di
conversione, più lievi comunque del solito fino alla
remissione parziale della sintomatologia già in quarta
seduta. Abbiamo quindi ridotto la frequenza delle sedute
fino ad arrivare in quinta seduta alla presenza di un solo
sintomo lievissimo in un mese e, in sesta seduta, alla
presenza di un solo accenno di sintomo.
L'uso del farmaco è stato interrotto direttamente dal
paziente senza effetti collaterali.
L'interruzione dell'assunzione del farmaco è avvenuta in
terza seduta dove si è evidenziato lo sblocco maggiore della
situazione.
Va ricordato allo psicologo che non tutti i casi si
risolvono in così breve tempo ma questo caso dimostra che
lavorando sul loop disfunzionale e sui processi che
sostengono il problema possiamo produrre una remissione
rapida della sintomatologia senza che il paziente sia
costretto a convivere con un disturbo che in realtà è
risolvibile.
Un altro caso che possiamo citare è durato meno mezz'ora di
intervento, agendo direttamente con una prescrizione sintomatologica senza assolutamente toccare nessun contenuto
della vita della persona ma, volontariamente, trascurandolo.
Tutta l'attenzione clinica è stata posta sul loop
disfunzionale ovvero sui comportamenti e gli atteggiamenti
della persona tesi a tentare di ridurre la sofferenza
associata alla presenza di un invalidante nodo alla gola. Un
intervento breve anche come durata della prima seduta. Il
paziente, visto dopo una settimana, ha, quasi incredulo,
dichiarato la riduzione, quasi l'annullamento, del sintomo
che non lo stava facendo più vivere serenamente da qualche
mese. Un intervento rapido grazie anche alla capacità del
paziente di chiedere un trattamento psicologico ad
orientamento di psicologia emotocognitiva quasi
immediatamente dopo l'insorgenza dei primi sintomi.
Questi esempi servono per far notare allo psicologo come
l'effetto terapeutico è prodotto esclusivamente con la
focalizzazione sul processo anziché sul contenuto simbolico.
Il trattamento va sempre comunque personalizzato al paziente
ed è successivo alla valutazione dei processi disfunzionali
che sostengono la sintomatologia.
Durata Media
della Terapia Psicologica dei Sintomi di Conversione
La fase di valutazione
diagnostica e del funzionamento globale impegnano psicologo
e paziente in genere per le prime sedute (attualmente da 3 a
5). L'intero ciclo di trattamento oggi non supera la media
delle 10-15 sedute con uno sblocco evidente della situazione
in genere entro le 10 sedute compresa la fase di
valutazione. Ricordiamo quindi allo psicologo professionista
che qualora entro tali termini non si sia verificato uno
sblocco evidente della situazione si è tenuti
all'interruzione del trattamento. Questo perché la quasi
totalità dei pazienti risolve entro tempi brevi e un mancato
sblocco prevede l'esistenza di un problema che potrebbe
essere legato a specifiche tecniche della relazione
terapeuta-paziente. Lo psicologo, al fine di tutelare il
paziente, deve ricordare che perseverare con una cura che
non sta producendo effetti potrebbe produrre effetti
contrari. Va ricordato che sono rari i casi di insuccesso ma
vanno sempre tenuti in considerazione.
Ai pazienti che non ottengono risultati apprezzabili in
tempi brevi va proposto eventualmente un altro tipo di
trattamento oppure un collega diverso. Lo psicologo ad
indirizzo di psicologia emotocognitiva, valuterà infatti se
anche il proprio intervento sia da considerare eventualmente
inserito nel loop disfunzionale.
Queste considerazioni sono fondamentali poiché spesso molti
psicologi delle vecchie scuole non dichiarano la durata del
trattamento e un insuccesso terapeutico viene imputato al
paziente e alle sue resistenze al trattamento. Capita troppo
spesso che anche dopo anni di vecchie terapie il terapeuta
ancora dica frasi come "c'è ancora molto da capire" oppure
"ci sono ancora molte cose da elaborare", "molte dinamiche",
"ci vorrà ancora del tempo", "il lavoro è appena
all'inizio", ecc.
Lo psicologo con formazione in psicologia emotocognitiva
invece dichiara sempre la durata del trattamento e non
procederà mai ad oltranza qualora non si evidenziassero effetti
terapeutici visibili sia allo psicologo che al paziente. Il
trattamento per lo stesso disturbo di conversione può
continuare per più cicli a termine soltanto se strettamente
necessario ovvero quando la psicopatologia clinica è sostenuta anche
da disturbi di personalità.
riferimento bibliografico per citare questa fonte:
Baranello, M. (2007)
Terapia psicologica breve del disturbo di conversione.
L'approccio in psicologia emotocognitiva.
SRM Psicologia Rivista (www.psyreview.org).
Roma, 05 luglio 2007.
Riferimento Bibliografici
American Psychiatric Association
(1994) Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi
Mentali, IVa ed. (DSM-IV). Masson, Milano
1996.
Baranello,
M. (2006) I concetti di sofferenza primaria
e sofferenza secondaria in psicologia emotocognitiva. SRM Psicologia Rivista (www.psyreview.org).
Roma, 26 giugno 2006.

Baranello,
M. (2006) Psicologia emotocognitiva: il loop
disfunzionale. SRM Psicologia Rivista (www.psyreview.org).
Roma, 10 marzo 2006.

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