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Marco Baranello
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"American Beuty" |
| rubrica di psicologia e cinema.
Valutazione psico-sociale del film American Beauty |
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Tra
le cose che ho sentito dire su questo film, la più
frequente è che si tratti di uno spaccato di una certa
società media americana in cui l'ipocrisia la fa da
padrona.
Secondo
me, questo tipo di interpretazione, superficiale e neutra,
non offre al film la sua giusta connotazione, più
squisitamente psicologica.
Per
comprndere meglio il contenuto dell'opera occorre prendere
in considerazione i personaggi, ed iniziare a focalizzare
l'attenzione su coloro, che da come vengono presentati, non
hanno problemi evidenti, vivono felicemente la propria vita.
Sto
parlando della coppia omosessuale che ricopre, almeno in
apparenza, un ruolo marginale, ma che rappresenta il vero
bandolo della matassa, la chiave di lettura.
La
vita di queste persone è raffigurata come esente da
problemi gravi perché sembrano gli unici, in quel contesto,
ad aver accettato la propria identità. Il filo rosso,
secondo me, è proprio il problema dell'identità e il
processo negazione della stessa.
Con
le parole di Winnicott credo di poter affermare che il
lungometraggio raffiguri bene delle "personalità
falso-sé".
La
negazione della propria "reale" identità fa da
sfondo all'intera sequenza e, in qualche occasione, diviene
chiaro, evidente.
Il
messaggio morale del film sembrerebbe più nitido: per
vivere felici occorre accettarsi.
Una
frase che suona retorica e che allo stesso tempo inquadra il
dramma di una società come quella americana, colma di
contraddizioni.
La
forte negazione della propria identità, quindi, porta ad
odiarla e ad odiare coloro che ce la ricordano.
Così
si intuisce l'odio verso gli omosessuali dell'ex-marine, il
quale ha negato per tutta la sua esistenza la propria
omosessualità.
Nel
film c'è una sottile e intelligentissima citazione al
nazismo. Il regista collega la negazione di Hitler di un
proprio stato non accettato (che può essere un giudizio di
inferiorità intellettiva, un'eventuale origine ebraica,
ecc.) che poi ha portato agli orrori che conosciamo durante
la seconda guerra mondiale, con il processo messo poi in
atto dal militare del film. La citazione è evidente, nella
sequenza in cui si scoprono le tendenze filo-naziste del
marine.
Altro
problema affrontato, ma non scisso dal precedente, è quello
del tentativo di accettazione di sé, quindi del peso delle
relazioni interpersonali in questo processo di crescita.
Il
finale del film è, secondo me, davvero intelligente. Ma per
rispetto verso coloro che non hanno ancora visto il
lungometraggio non ne parlerò.
Dott.
Marco Baranello
Baranello, M. (2000)
About "American Beauty". Psicologia e cinema.
SRM Psicologia Rivista (www.psyreview.org).
Roma, 01 marzo 2000.
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