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Marco Baranello
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| Disturbi di
personalità evitante e dipedente. |
| comprensione e valutazione
diagnostica del disturbo evitante di personalità e
del disturbo dipendente di personalità (gruppo C -
cluster ansioso) |
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ATTENZIONE: questo articolo è
puramente didattico e rappresenta una breve rassegna per la
conoscenza psicologica dei disturbi descritti secondo i
modelli classici
Il
Disturbo Evitante di Personalità
Il disturbo evitante è classificato dal
DSM-IV (1994) sull'asse II nel gruppo C dei disturbi di
personalità. Fanno parte dello stesso gruppo i disturbi
dipendente e ossessivo-compulsivo di personalità.
Il manuale diagnostico e statistico dei
disturbi mentali, IVa edizione (DSM-IV, 1994)
definisce la personalità evitante come caratterizzata da «un
quadro pervasivo di inibizione, sentimenti di inadeguatezza,
e ipersensibilità al giudizio negativo, che compare entro
la prima età adulta, ed è presente in una varietà di
contesti...»
La personalità evitante è contraddistinta
da elementi ansiosi espressi e costantemente presenti nei
tratti caratteriali.
L'individuo "evitante" sembra essere estremamente
sensibile alla possibilità di essere respinto e cerca di evitare
tale eventualità tenendosi a distanza dalle relazioni
(escluse quelle con i familiari più stretti) ma, al tempo
stesso, sembra desiderare l'aggregazione e gli affetti
derivanti dalle relazioni, contrariamente al
"paziente" schizoide.
Il soggetto con personalità evitante vive con
un'aspettativa del rifiuto interpersonale. Sembra esserci in
superficie una paura di essere umiliato, di fallire nonché
un imbarazzo (eccessiva timidezza) in diversi contesti.
Si evidenzia spesso un comportamento di tipo sottomesso nei
confronti degli altri ed un eccessivo bisogno di legame.
Sembra inoltre essere presente una tendenza generale a
reprimere i sentimenti.
Le emozioni prevalenti sono: paura, vergogna, paura mista a
sensi di colpa. La vergogna deriverebbe dalla riluttanza nel
rivelare aspetti di sé che potrebbero rendere il soggetto
più vulnerabile.
Emergono tentativi di controllare la rabbia.
Da un punto di vista psicodinamico è
ipotizzabile che la vergogna sia correlata ad una
valutazione di se stesso come inadeguato in diversi contesti
(sopratutto relazionali) perché non corrispondente ad un
ideale dell'Io. Sembra esserci una pressione esagerata del
Super-Io che tende a colpevolizzare qualsiasi azione
spontanea.
Sul versante supportivo l'intervento
dovrebbe, dal punto di vista cognitivo, essere teso ad un
deciso incoraggiamento ad esporsi alle situazioni temute
mentre sulla sponda espressiva dell'approccio
terapeutico occorre esplorare le cause che sottendono la
vergogna e la colpa portando le esperienze evolutive nel
qui-e-ora della relazione terapeutica, per poterle
rielaborare cognitivamente ed emotivamente. Tutto questo
attraverso anche l'analisi delle fantasie del
"paziente" invitandolo ad una lettura delle
stesse.
Disturbo Dipendente di Personalità
E' classificato, insieme ai disturbi
evitante e compulsivo-ossessivo di personalità, secondo il
DSM-IV, sull'asse II nel gruppo C dei disturbi di personalità.
Il manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali, IVa
edizione (DSM-IV, 1994) definisce la personalità dipendente
come caratterizzata da «una situazione pervasiva ed
eccessiva di necessità di essere accuditi, che determina
comportamento sottomesso e dipendente e timore della
separazione, che compare nella prima età adulta ed e
presente in una varietà di contesti...»
Caratteristica prevalente sembra essere una costante
sfiducia in se stessi.
L'individuo con personalità dipendete permette passivamente
che gli altri dirigano quasi completamente la sua vita e non
avanza richieste per timore di compromettere queste
relazioni considerate probabilmente protettive.
Appare un quadro di estrema dipendenza generalizzata che si
manifesta inoltre, con una difficoltà a prendere delle
decisioni importanti senza rassicurazioni da parte di altri
significativi.
Altra caratteristica importante è proprio la necessità di
continue ed eccessive rassicurazioni che non rende il
soggetto dipendente in grado di prendersi cura di se stesso
senza che sia qualcun altro a farlo.
Sembra esserci una certa predisposizione alla
"depressione" e, in particolare, una tendenza ad
ammalarsi in generale.
Fondamentalmente l'individuo con personalità dipendente si
considera inadeguato ed indifeso e, pertanto, si potrebbe
percepire come incapace di affrontare il mondo e la vita con
le proprie forze.
Gli individui dipendenti ricercano in genere una o
pochissime relazioni strette soprattutto con qualcuno che
sembra in grado di affrontare la vita, che li protegga e che
si prenda cura di loro. Cedono, in altri termini, le proprie
responsabilità e la propria one-ship in cambio di
cure.
L'individuo dipendente, pur di compiacere l'altro
significativo ed evitare il conflitto esita, perlopiù,
quasi ogni sorta di controversia.
Nel caso in cui la relazione dipendente finisse, potrebbe
esserci una sorta di sentimento di disgregazione con
tendenza alla depressione e, l'unica alternativa,
sembrerebbe essere trovare quasi immediatamente un
rimpiazzo.
Come disturbo è spesso in comorbilità, seguendo il DSM-IV,
con altri dell'asse I come quelli dell'umore, i disturbi
d'ansia e, meno frequentemente, con quelli somatoformi.
Sull'asse II sembra essere in continuum con gli altri
disturbi del gruppo C (evitante e ossessivo-compulsivo)
Oltre il 50% delle personalità dipendenti riceve anche una
diagnosi di disturbo borderline di personalità (BPD). In
comune c'è soprattutto la tematica dell'abbandono; si
notato tuttavia differenti modalità relazionali che, nel
dipendente, sono caratterizzate da sottomissione e adesività
mentre nel borderline si riscontrano rabbia e manipolazione.
Sembra che nelle famiglie dei "dipendenti" venga
agito un elevato controllo e ci sia una ridotta espressività.
Sembrerebbe paradossale, ma l'approccio terapeutico efficace
con tali "pazienti" si basa sulla creazione di una
iniziale dipendenza con il terapeuta. Per questo è
necessario, secondo le impostazioni psicoanalitiche o più
generalmente psicodinamiche, anche un grosso lavoro di
analisi del controtransfert oltre che l'analisi dei desideri
di dipendenza alla luce sia della relazione attuale che
delle sue connessioni con le esperienze passate.
Crediamo comunque possibile che interventi psicologici di
media durata possano avere la stessa efficacia quando
agiscono sul sistema che mantiene i comportamenti, le
azioni, i pensieri, le percezioni disfunzionali nel
qui-e-ora.
Dott.
Marco Baranello
Baranello, M. (2000)
Disturbi di personalità evitante e
dipendente.
SRM Psicologia Rivista (www.psyreview.org).
Roma, 03 marzo 2000.
Riferimenti
Bibliografici
American
Psychiatric Association
(1994) Manuale Diagnostico e
Statistico dei Disturbi Mentali, IVa ed. (DSM-IV).
Masson, Milano 1996.
Gabbard,
G.O.
(1994) Psichiatria Psicodinamica. Nuova edizione
basata sul DSM-IV. Raffaello Cortina Editore, Milano
1995.
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