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Marco Baranello. Psicologo, Autore, Fondatore Psicologia Emotocognitiva
Marco Baranello (Monterotondo – Roma, 1972) è uno psicologo a indirizzo clinico e di comunità, autore e ricercatore italiano, noto per essere il fondatore della Psicologia Emotocognitiva. La sua figura si distingue per un approccio radicalmente innovativo che si discosta dai modelli classici e soprattutto dalla psicoterapia tradizionale, proponendo un paradigma “sistemico-relativista” basato sullo studio dei processi psicofisiologici e sulle funzioni organizzative dei sistemi complessi. Il Dott. Baranello si è battuto inoltre per la tutela della figura professionale dello psicologo, nel settore clinico, come professionista in grado di intervenire, attraverso strumenti propri della professione di psicologo, per tutte le attività sanitarie di “Diagnosi, Cura e Riabilitazione” in ambito puramente psicologico.

Profilo e Formazione
Baranello si è laureato in Psicologia, indirizzo di Psicologia Clinica e di Comunità, presso l’Università “La Sapienza” (oggi “Sapienza”) di Roma, discutendo una tesi sull’eziopatogenesi del disturbo borderline di personalità (relatore Prof. Luigi Cappelli, correlatore Prof. Lingiardi). Fin dai primi anni accademici, ha iniziato a sviluppare le intuizioni che avrebbero portato alla nascita della Teoria Emotocognitiva, integrando studi clinici, neuroscienze e approccio sistemico secondo un’ottica probabilistica anziché strettamente deterministica. Alla formazione accademica è seguita l’iter annuale professionalizzante post-lauream in area clinica presso l’Associazione Italiana di Sessuologia Clinica. Si abilita quindi all’esercizio della professione di psicologo. Successivamente seguirà una formazione specialistica in area clinica sui “Disturbi di Personalità” presso la Scuola Medica di Roma e della Regione Lazio.
Il Dott. Baranello è autore del saggio “Diagnosi e Comprensione delle Personalità Borderline” (2023) nonché autore di numerosi articoli scientifici citati in numerosi saggi anche accademici, articoli e tesi di livello universitario. . Ha all’attivo diversi interventi nei principali media nazionali tra carta stampata (Corriere della Sera, Repubblica, €uro, Airone, Focus,…), Radio (Radio Rai, Radio Vaticana, Radio Kiss Kiss, RTL102.5, R101…) e Televisione (Rai, Sky, La7, San Marino RTV,…). Ha svolto attività di supervisione per psicologi e tutor per tirocinanti in psicologia, relatore di centinaia di eventi tra scuole, workshop e corsi specialistici per psicologi oltre a seminari di divulgazione scientifica rivolti al pubblico.
Interessi trasversali: Oltre all’attività clinica, di studio e di ricerca-intervento in ambito strettamente psicologici, Baranello, provenendo da una famiglia di artisti anche noti (padre, zio paterno, zia materna) è attivo nel settore dell’arte visiva sia come autore che come curatore (curatore per Artingout) e più ampiamente della cultura, mantenendo un equilibrio tra rigore scientifico e sensibilità umanistica. Per Baranello l’essere umano non è fatto a compartimenti stagni ma chi ha più capacità e soprattutto chi mantiene un’ampia curiosità può vivere più esperienza e trarre un vantaggio conoscitivo e pratico anche grazie all’opportunità d’integrare molti aspetti dello scibile e avere diversi punti di osservazione.
Ruolo Attuale: Autore, Formatore, Direttore Scientifico SRM Psicologia e della rivista Psyreview.
Psicologia Emotocognitiva
Fondato alla fine del XX secolo da Marco Baranello, il paradigma emotocognitivo (dalla crasi di emozione e cognizione) propone una visione dell’essere umano come sistema che si auto-organizza, sia come individuo che nelle suo diverse forme di aggregazione sociale (coppia, famiglia, gruppo, comunità, enti).
- Punti Chiave Fondamentali:
- Emotocognizione: Baranello suggerisce il concetto di “Emotocognizione” (senza trattino) come un unico processo psicofisiologi o inscindibile in grado di sostituire i concetti classicamente espressi separatamente di “emozione” e “cognizione”. Non esisterebbero quindi due processi separati ma un solo processo unitario.
- Superamento del Concetto di Malattia Mentale: l’approccio del Dott. Baranello suggerisce che i disturbi cosiddetti “mentali”, ovvero non dovuti a specifiche condizioni mediche o agli effetti diretti di sostanze, non siano “malattie”, ma processi organizzativi disfunzionali che possono essere riequilibrati agendo sui sistemi antagonisti (attivatori-inibitori). Baranello suggerisce di definire i “disturbi mentali” come “disturbi dell’organizzazione psicofisiologica”.
- Il Loop Disfunzionale: un concetto tra i più noti, un dei punti cardine proposto da Baranello in seno alla psicologia emotocognitiva, in grado di spiegare in uno schema ben sistematizzato come certi comportamenti (propri e/o altrui in relazione al sistema di riferimento) e pensieri auto-mantengano un problema e/o un disturbo nel tempo. Lo stesso schema permette di individuare con precisione il dove, il come e il quando intervenire sia a livello del soggetto (trattamento diretto), sia a livello di comunicazione (trattamento indiretto) per scardinare il processo ridondante e aprire la strada a un cambiamento spontaneo, tendenzialmente di breve, e soprattutto con un’alta probabilità di portare un disturbo organizzativo non dovuto a condizioni mediche, verso una sua remissione (parziale o completa).
- Sofferenza Primaria e Secondaria: l’autore ha proposto una differenziazione del concetto di “sofferenza” distinguendolo in due posizioni/momenti. Per sofferenza primaria, Baranello intende una sensazione “non piacevole” associata a una modificazione psicofisiologica involontaria quindi, per definizione è una sofferenza psicologica (sensazione non piacevole) non evitabile nel momento esatto (qui-e-ora) nel quale si manifesta. Qualora sembrasse associata a un evento, in realtà non lo è direttamente, ma è sempre associata alla modificazione psicofisiologica che l’evento/situazione ambientale potrebbe stimolare nel sistema. La sofferenza secondaria, per Baranello, nascerebbe invece dal tutti i tentativi “volontari” tesi a contrastare in modo diretto l’inevitabile” creando di fatto un “corto circuito” che produce il “Loop Disfunzionale“.
- Trauma Sociale, Trauma Relazionale e Microtrauma: altri concetti piuttosto noti proposti dall’autore e citati in diversi saggi anche accademici è la differenziazione concettuale di “Trauma” e la sua divisione in “trauma sociale”, “trauma relazionale” e “Micro-Trauma”. Di particolare importanza è il viraggio, operato da Baranello, da un vecchio concetto di trauma psicologico come se fosse un evento a un concetto di trauma psicologico come potenziale conseguenza. Nei concetti di Trauma espressi dall’autore emerge un’ottica decisamente probabilistico e non più deterministica. In sintesi per Microtrauma l’autore sostiene la potenziale conseguenza, transitoria e limitata, di stimoli che possano produrre sensazioni non piacevoli (es. essere sgridati, non ottenere ciò che si vorrebbe, ecc.). Il microtrauma può assumere forma traumatogena più importante se perpetrato ovvero per via di integrazione (o sommazione). Per “Trauma Sociale” Baranello intende la potenziale conseguenza “negativamente percepita” di stimoli (es. eventi) che abbiamo un’alta probabilità di essere condivisi con un gruppo o una comunità di riferimento (un problema familiare comune al gruppo, un evento catastrofico, un pericolo sociale, una guerra, ecc.). Per “Trauma Relazionale” l’autore indica la potenziale conseguenza di stimoli percettivamente negativi che si associano a una relazione (es. abusi intrafamiliari, psicologici e/o fisici) che il soggetto vive come non facilmente comunicabili o condivisibili.
- Applicazione Trasversale: i concetti proposti da Baranello, pur nascendo in seno a un modello teorico sistematizzato come la psicologia emocotognitiva, sono applicabili trasversalmente a diversi modelli teorici. Hanno infatti un alto grado di validità esterna in quanto sono assimilabili a vere e proprie scoperte sul funzionamento sistemico, umano e sociale. Per comprendere vediamo la differenza con la classica “psicoanalisi” e gli approcci psiocodinamici classici. La psicoanalisi si configura storicamente come un sistema chiuso o autoreferenziale. La sua validità è prevalentemente interna. Se si esce dal perimetro psicoanalitico, il dato clinico spesso perde di significato scientifico. Questo la rende più vicina a una “religione”, a un modello “filosofico” più che a un modello scientifico.
Al contrario, la Psicologia Emotocognitiva di Baranello si pone come un sistema aperto e eteroreferenziato. Le sue scoperte non sono dogmi che richiedono “fede” nel modello, ma evidenze basate sulla psicofisiologia: 1) Validità Esterna: I processi individuati (come i meccanismi di attivazione/inibizione o i loop disfunzionali) hanno una corrispondenza diretta con il funzionamento biologico e sistemico dell’essere umano. 2) Interoperabilità: A differenza della psicoanalisi, i concetti emotocognitivi sono scoperte trasversali. Essendo basati su leggi del funzionamento psicofisiologico e organizzativo, rimangono validi e utilizzabili anche da professionisti che operano con altri modelli (cognitivo-comportamentali, sistemici o neuroscientifici), poiché descrivono “come funziona” il sistema individuo prima ancora di interpretarlo.
- Emotocognizione: Baranello suggerisce il concetto di “Emotocognizione” (senza trattino) come un unico processo psicofisiologi o inscindibile in grado di sostituire i concetti classicamente espressi separatamente di “emozione” e “cognizione”. Non esisterebbero quindi due processi separati ma un solo processo unitario.
Tutela dello Psicologo Professionista per le Attività Sanitaria e Valorizzazione della Laurea in Psicologia
Dal Punto di Vista della Professione di Psicologo l’autore è un fermo sostenitore dell’attività professionale in ambito clinico-sanitario svolta dallo psicologo, sostenendo che la formazione universitaria debba iniziare a offrire tutte le competenze conoscitive e d’intervento per le attività di diagnosi, cura e riabilitazione. Baranello valorizza la formazione continua in psicologia, suggerendo che l’attività formativa debba essere libera e ampia, superando le barriere titolocratiche. L’autore sostiene che il sistema della formazione post-lauream appare come se volesse speculare sullo psicologo, costringendolo “psicologicamente” a una formazione soprattutto privata e onerosa in psicoterapia. Baranello è per il si alla formazione ma non limitata alla psicoterapia. Spesso l’autore ricorda come, durante il suo iter universitario, docenti e colleghi chiedessero espressamente allo studente di psicologia o al neo-laureato quale scuola di psicoterapia avesse scelto, come se fosse scontato o quasi obbligatorio. Questo atteggiamento, per Baranello, “inculcherebbe” nei giovani psicologi un errata convinzione, priva di sostegno normativo, portando i giovani laureati a credere che la strada della psicoterapia sia l’unica per iniziare l’attività di cura in ambito psicologico. Ha sempre sostenuto tutti quegli “psicologi non psicoterapeuti”, laureati in psicologia, abilitati all’esercizio della professione, professionisti del settore clinico, in continua formazione e aggiornamento che hanno deciso, consapevoli del proprio ruolo e della normativa, di valorizzare il ruolo dello psicologo senza cadere nella trappola psicologica, a volte addirittura sostenuta da azioni ordinistiche, della falsa convinzione che la psicoterapia sia l’unica forma di cura dei disturbi mentali esistente. In pratica è come se si affermasse che “lo psicologo professionista del settore clinico-sanitario non potesse utilizzare strumenti conoscitivi e d’intervento in ambito psicologico per finalità sanitaria di diagnosi, cura e riabilitazione”. Va da sé che se lo psicologo non potesse curare, non potrebbe farlo neanche se psicoterapeuta. Questo perché, come ribadisce più volte l’autore, la professione riconosciuta come sanitaria è proprio la professione di psicologo, quella di psicoterapeuta non è infatti una professione a sé stante! Questo significa anche che uno psicologo professionista non potrebbe in alcun modo essere accusato di esercizio abusivo della “professione di psicoterapeuta”. La psicoterapia NON è una professione indipendente, ma esclusivamente è un titolo di specializzazione, creato soprattutto per questioni burocratiche come il tipo di quadro all’interno dei contesti sanitari pubblici, partecipazione a concorsi, ecc. Questo è dimostrato anche dal fatto che il titolo viene rilasciato per mera equipollenza anche a psichiatri che, altrimenti, sarebbero stati esclusi da concorsi rivolti a psicoterapeuti. Ricordiamo che lo psichiatra è un medico, non ha studiato psicologia, non è laureato in psicologia! “Medici” e “Psicologi” non psicoterapeuti semplicemente non possono utilizzare il nomenclatore, né come titolo professionale, né come prestazione. Mentre la procedura non dipendente affatto dal titolo di psicoterapeuta ma esclusivamente dal modello teorico adottato. Per questo non può esistere, e non esiste, una definizione di legge della procedura di psicoterapia! Lo psicologo o il medico possono adottare specifici modelli teorici dei quali abbiano acquisito competenza e per farlo non è necessario frequentare esclusivamente una scuola di psicoterapia. Baranello ha speso moltissime parole, ha lottato in prima linea per tutelare lo psicologo, per spiegare ciò che invece sarebbe assolutamente semplice da comprendere ma che risulta complicato ai più per l’interpretazione di specifiche terminologie, scarsa conoscenza sul piano normativo, e la tendenza del sistema accademico a condizionare studenti di psicologia e giovani psicologi. Il circuito si chiude quando gli psicologi che aderiscono al sistema di false convinzioni, acquisito il titolo di psicoterapeuta, tendano a svalutare i loro colleghi psicologi non psicoterapeuti, senza considerare né capacità, né la loro specifica e spesso ampia formazione. Gli psicologi-psicoterapeuti, fin troppo spesso, credono di avere un qualcosa in più o che siano gli unici a poter curare, questo ricade nella comunicazione sociale che alimenta le false convinzioni, portando alla genesi di quello che Baranello ha già definito “Loop Disfunzionale”. Questa confusione tra “psicologo non psicoterapeuta” e “psicologo o medico psicoterapeuti” è evidenziata anche, sempre in Italia, dal cosiddetto “BONUS PSICOLOGO” il quale è legato esclusivamente alla “Psicoterapia” ed esclude di fatto tutte le prestazioni sanitaria rilasciate dallo psicologo professionista. Significa che viene applicato soltanto su ricevute sanitarie che riportino come prestazione “psicoterapia” e non quelle contenenti “terapia psicologica riabilitativa” o “colloquio psicologico”. Questo perché i consulenti tecnici del governo sono spesso proprio gli stessi psicologi che cercando di condizionare il sistema della formazione.
Baranello, appare così in Contrasto con la Formazione e l’Attività di Psicoterapia in Italia: Baranello sostiene che l’intervento clinico possa essere di natura psico-educativa e abilitativo-riabilitativo. Con questo Baranello non vuole escludere la psicoterapia ma vuole sostenere la libertà di scelta formativa e d’intervento sanitario dello psicologo il quale, in scienza e conoscenza, può applicare qualsiasi strumento utile alle attività di diagnosi, cura e riabilitazione, scegliendo una formazione non associata all’acquisizione di un titolo, in quanto lo psicologo professionista già possiede il titolo per intervenire in ambito sanitario.
L’autore difende fortemente lo “psicologo professionista” e la sua formazione ricordando che concetto di “Cura” (sinonimo di Terapia) non è esclusivo dell’attività di “psicoterapia” che, da un punto di vista normativo, non è in alcun modo definitiva (né definibile) come “unica forma di cura psicologica dei disturbi mentali”. La cura/terapia, sia come procedura che come finalità, è propria delle professioni sanitarie. La Legge italiana definisce sanitaria la professione di psicologo, come quella di medico (soltanto per citare l’esempio più evidente). Quindi lo psicologo professionista, indipendentemente dal titolo di specializzazione, è quell’esercente un’attività sanitaria di diagnosi, cura e riabilitazione. La “psicoterapia” (il suffisso psi- sta per psiche e non per psicologico) è infatti un titolo che potrebbe acquisire anche un medico. Questo non abilita il medico a essere anche psicologo. Lo psicologo e il medico non specializzati in psicoterapia possono curare disturbi mentali con mezzi psicologici l’uno e medici l’altro, ma non possono né definirsi psicoterapeuti né utilizzare il termine “psicoterapia” ma è consentito agli psicologi di utilizzare il concetto di “terapia psicologica”, ad esempio “terapia psicologica abilitativa” o “terapia psicologica riabilitativa”, “terapia diagnostica in ambito psicologico”, “colloquio psicologico” o “cura psicologica”. Cosa che invece non è consentita al medico che potrà comunque intervenire utilizzando, ad esempio, nomenclatori quali “colloquio medico”, “cure mediche”. Lo psicologo può quindi intervenire, con strumenti propri della professione di psicologo, per finalità di cura/terapia di problemi di disturbi psicologici, senza quindi applicare il nomenclatore psicoterapia.
Testo a cura di
REDAZIONE PSYREVIEW
ultimo aggiornamento: 28/01/2026




